L’INCANTO DEL GIAPPONE

 IN GIAPPONE CON I PANTALONI DI COMME DES GARCONS 

Il Giappone ha sempre esercitato un fascino particolare su di me. Ma non è solo una questione attinente alla moda che, pure nelle sue forme così ricercate e sperimentali, ho sempre apprezzato. Si tratta proprio del potere attrattivo di cui è capace una cultura tanto diversa, tanto distante, e non solo geograficamente, dalla mia. Una delle cose che amo fare di più, quando desidero fare un viaggio con la fantasia in Giappone, è guardare da sola il film Dolls di Kitano. Da sola perché amo scorrere lentamente, fotogramma per fotogramma quasi, la storia dei due amanti incatenati.  Trovo che sia poesia, delicata, struggente, che tocca e spezza le corde del cuore. Trovo che sia magistralmente raccontata, nel dolore dell’amore dei due amanti incatenati, tutta la tensione di una civiltà stretta tra tradizione e spinta propulsiva verso l’innovazione. Per non parlare dei meravigliosi costumi di Yamamoto, così speciali da farmi credere che dal punto di vista della resa estetica in immagini niente sia più riuscito dell’unione tra Kitano e Yamamoto. Avevo un stupendo abito bianco di Yamamoto e ho deciso di portare tutta la squadra di The Dummy’s Tales al parco (www.thedummystales.com/yohji-style-2/). Abbiamo fotografato Xing in mezzo alla natura, tra gli alberi secolari, nel silenzio del verde di una giornata di inizio  primavera che pareva quasi irreale tanto eravamo lontani dal caos e dal rumore della città. Sempre due prospettive nel cervello, sempre due angolazioni della macchina fotografica, sempre due storie davanti agli occhi. Se da un lato Yohji Yamamoto è come se, con le proprie creazioni, mettesse in scena la poesia dell’anima, dall’altro Rei Kawakubo è come se, con le sue di creazioni, desse voce a tutto quello che in senso lato il termine avanguardia può esprimere. Quello che amo di più infatti degli abiti di Comme des Garcons è il loro vivere al di fuori del tempo e dello spazio, in un perimetro che trascende i confini dell’hic et nunc. Lontano da qualsiasi pretesa avanguardista, ma solo con l’idea di divertirci, abbiamo vestito Xing con un mio vecchio abito di Comme des Garcons e abbiamo scattato delle foto del tutto fuori contesto, in una tipica trattoria siciliana (www.thedummystales.com/a-japanese-girl-in-italy/). Su tutti gli elementi tradizionali e rappresentativi dell’italianità del sud (le maschere, il carretto siciliano, i piatti decorati) spiccava una figura di donna apparentemente fuori luogo, ma in realtà, a voler ben guardare, si trattava di una donna collocabile in qualsiasi luogo, spazio e tempo.

 

Foto Nils Rossi

Traduzione Chris Alborghetti

 

THE DUMMY REVEALS ITSELF WHILE WEARING COMME DES GARCONS TROUSERS

The allure of Japan has always bewitched me. Not exclusively in fashion terms and therefore for its experimental and sophisticated shapes, but also for its exoticism and consequently for being a prepossessing culture. Whenever I long for a journey to Japan, all I do is watching Dolls film by Kitano by myself. That’s a sort of head-trip. Why by myself? Simply because I’m delighted at scrolling frame by frame the story of the two lovers in chains. I feel this film as if it was poetry, gentle, touching and inebriating at the same time. It reached me in my heart of hearts. I strongly believe the film was shot with prowess. In this respect feelings and emotions such as sorrow and love, that of the two paramours, along with the difficulty of a civilization confined between tradition and drive for innovation emerge with remarkable finesse. Not to mention the gorgeous Yamamoto clothing that in my opinion, from the aesthetic point of view, successfully depict the affinity between Kitano and Yamamoto. I had an amazing white dress by Yamamoto and I decided to take the Dummy’s Tales team to the park on a lovely early spring day (www.thedummystales.com/yohji-style-2/). We took pictures of Xing at one with nature, in other words, in a peaceful luxuriant and verdant context abounded with centuries–old trees. As usual, everything was carried out from different perspectives and angles and this attitude and approach gave birth to two different stories. Thus, on the one hand Yohji Yamamoto’s fashion displayed the poetry of the soul, on the other hand Rei Kawakubo’s one portrayed and encompassed everything that is avant-garde. What I love the most about Comme des Garcon’s dresses is that they do not die out, rather they survive temporal as well as spatial dimensions in a way that transcends the hic et nunc boundaries. Far from doing anything that could evoke or sound avant-garde, but with the sole purpose of having fun, we dressed Xing in a vintage Comme des Garcons dress of mine. Afterwards, we took a few shots of her in a typical Sicilian restaurant, and therefore in a setting that was everything but Japanese (www.thedummystales.com/a-japanese-girl-in-italy/). Within that context (the Sicilian cart, the masks, the decorated dishes, etc.) that recall throughout southern Italian culture, that female figure that at first sight might have looked out of place, easily stood out. Nonetheless, giving her the once-over would have disclosed a lady who fitted in with any place, space and time.

 

Photo by Nils Rossi

Translation by Chris Alborghetti

 

 

 

 

 

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