GIANLUCA NADALINI, POESIE NELL’ANGOLO

Non una poesia che nasce dall’arbitrarietà semantica del segno e nemmeno da un desiderio di estraniazione dal reale. Non la parola imprendibile, evasiva, che cerca rarefatte suggestioni. Una voce, quella di chi resta indietro, come chiuso in un angolo, cresciuta intorno al nocciolo duro di un dato concretissimo: la vita.

“Non mi riconosco nella definizione di poeta e non mi piacciono le definizioni. Se proprio dovessi dire di me direi che sono un essere umano che cerca di capire l’essere umano che è. Ma poeta no, perché in realtà la poesia io non so cosa sia esattamente. Forse la poesia è qualcosa che non si sa, qualcosa che riconosciamo quando la scriviamo. Connessioni, echi del passato, una cosa vista da bambino, certi particolari che nessun altro magari nota, le passeggiate nell’orto o in città mano nella mano con mio nonno. Nasce lì la poesia, nelle cose, solo che ancora non lo sai. E’ un modo di vivere probabilmente, niente altro.”

Abbiamo provato a non essere poeti.

Ma abbiamo preferito tentare.

Siamo inermi.

Buffi.

Impacciati. (Gianluca Nadalini,Tre)

Immediato nella lettura, autobiografico e vero nei contenuti. A volte romantico e sentimentale nelle tonalità di fondo, in un lavoro sempre attraversato dalla spontaneità di chi non misura le sillabe. Il tema dell’infanzia e in essa la purezza del bambino ingenuo, il ritorno all’alba della vita.

“L’ispirazione non la cerco, l’ispirazione arriva come un flusso spontaneo spesso in forma di prima frase. E si collega con tante cose che ho visto prima, in un tempo prima indefinito. Ma in maniera del tutto naturale perché la mia è una formazione completamente da autodidatta, forse è una formazione innata. Ho iniziato a scrivere che veramente ero piccolo, un bambino timido e chiuso che comunicava attraverso la scrittura e nelle parole, nella fantasia di bambino che è cresciuta nel tempo e si è tramutata in fantasia di adulto, ho trovato il mio mondo.”

Mi ricordo che da bambino rimanevo immobile, mentre la neve usava il silenzio per scendere all’improvviso. Era come un diario del mondo, che lasciava orme da sciogliere e cose da scrivere. (Gianluca Nadalini, Diario)

Svanire nelle cose che si vedono, nella natura, nella terra, nei rami, negli scorci di città. Dire di suoni e passi, di uomini e donne, di giorni e con i giorni delle notti. Del mare, dei marmi, dei tramonti e della pioggia. Dei fiori e dei muri. Perché tutto incombe sovrano sulla vita con uno spirito egualitario.

“La prima poesia che scrissi, ero in prima o seconda elementare, raccontava delle rozelline. Si, le rozelline perché per uno come me, nato e cresciuto a Bologna, roselline si diceva rozelline. Era stupenda e mi ricordo che le suore me la fecero leggere in tutte le classi. Fu quello il mio primo contatto con la poesia. Ma io non sapevo fosse una poesia, quindi era una poesia di sicuro.”

Introspettivo riposo di seme. Migrazione, scia di lumaca. Luminoso bagliore di aria. Un muro, una crepa sul muro. Una fessura, qualcosa da cui sbirciare. (Gianluca Nadalini, Tre)

Il mistero della vita, il dubbio, l’idea di essere nati non per trovare i bandoli. E un senso quasi di resa, la semplicità di un atto come quello della morte. Quasi che di fronte allo scorrere impietoso del tempo si potesse essere per sempre vivi e per sempre morenti.

“Racconto sempre un tempo passato, un tempo che ho in qualche modo già vissuto. Viene a cercarmi perché io scriva, quasi fosse un modo di consegnarmi al futuro, un modo per non morire mai. Chissà, forse è una cosa un po’ da codardi, tipica di chi ha paura, avere l’illusione di sopravvivere alla morte certi che qualcosa di scritto rimarrà per sempre. Anche le statue, vedi, amo tanto fotografarle per il senso di immobilità e di eternità che trasmettono. L’uomo ricerca sempre l’eternità, ha paura della morte, ha paura di essere dimenticato. E a me affascina l’uomo dietro la statua, il marmo e il gesso che si mischiano all’anima, al sangue di chi l’ha creata. La vita e la morte, niente altro.”

…che qui, sarebbe meglio capire cosa sia vero e cosa sia sbagliato, cosa davvero dovrebbe vivere, e quali fiori si dovrebbero lasciare piantati alla terra…che ho pensato tanto alla vita, come in fondo si pensa anche alla morte. (Gianluca Nadalini, Diario)

Nella memoria e nella fantasia una donna, un lungo racconto della presenza e dell’assenza che convergono e si fondono nell’unità di una ideale vita interiore. In cui tutto ha la stupenda purezza del sentimento non represso dell’amore che invade. Una enormità di tenerezza e desiderio, di dolcezza e caos.

“Le mie poesie d’amore? Più che altro piccoli dialoghi. Parlo con una donna che vive nella mia immaginazione. Un donna inventata che ci potrebbe anche essere stata per davvero nella mia vita e con la quale scambio parole prendendo spunto da fatti realmente accaduti. Ma a ben vedere il dialogo è solo con me stesso.”

Morbida la tua collina, scivola piano la seta, scivola lento il fruscio. Prendi adesso la mia mano e sfiora il tuo controllo, adesso, come se la pazzia fosse dei tuoi sospiri il profumo, capelli, ossa diagonali d’impensabili peccati, peccatori d’astuzie, irriverenti posizioni di cuore, io nel tuo centro perfetto…(Gianluca Nadalini, Due)

Oltre la parola. La pittura ritrae figure che camminano in mezzo a piogge di lacrime. La fotografia, lontana da qualsiasi pretesa di un uso consapevole della tecnica, congela emozioni in bianco e nero. I video, veloci, diretti, spesso ironici, cavalcano la necessità di rinnovarsi sempre nell’animo e nel modo di comunicare.

“Parole e immagini, anche senza saperlo, inconsciamente vanno d’accordo. Non so dire quale venga per prima in questo legame che viene da sé. Ecco, se dovessi tributarmi una definizione, per tornare alla domanda iniziale, direi che non sono niente e non sono neanche tutto, intendo dire che non sono un poeta, né un pittore e nemmeno un fotografo. Sono, questo si, solo me stesso. Se poi agli altri arriva qualcosa di positivo va bene, ne sono felice, ma non bisogna avere nessuna pretesa. Tranne pretendere da sé stessi di essere quello si vuole cercando di fare nella vita quello in cui si crede per davvero.”

Vola lontano adesso, che sembri farfalla.

Se rimani a guardare la noia.

La vita si riassume in un giorno.

Un solo giorno.

Uno. (Gianluca Nadalini, Uno)

Desidero ringraziare per la cortese intervista Gianluca Nadalini - Facebook  - Instagram

La foto di copertina è di Nils Rossi

Location, Kryptos Materia

Photo credit Nils Rossi

Photo credit Ottavio Maledusi

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Photo credit Ottavio Maledusi 

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