IAAD INCONTRA NICK CLEMENTS & ROLAND NOVAK

L’edizione appena conclusasi di Pitti Uomo è stata l’occasione per organizzare un incontro tra gli studenti dello IAAD di Bologna che frequentano il mio corso di Storia del Costume e della Moda e due personalità colte ed eclettiche come Nick Clements e Roland Novak che hanno condiviso le loro esperienze e la loro visione rispetto allo scenario attuale della moda.

In parallelo alla sua trentennale carriera come fotografo e regista, Nick Clements è stato un attento osservatore dei riti e rituali del Revival delle subculture delle quali egli stesso, tra l’altro, è stato partecipe. A cominciare dalla fine degli anni Settanta, Nick ha prodotto una quantità consistente di materiale fotografico invitando i c.d. Revivalists sui set e nelle location da lui allestiti esortandoli con il semplice monito:“come as you are and bring what you have” (vieni come sei e porta quello che hai). Dentro il perimetro di quello spazio li ha invitati a improvvisare a tutti i livelli, consapevole della forza magnetica che lega la moda all’azione performativa, intesa nel senso della sua rappresentazione dati gli elementi tempo, spazio, corpo e relazione con il pubblico. Dal Duemila si è dedicato alla raccolta e catalogazione di quanto realizzato nelle due decadi precedenti nel tentativo di dare un ordine cronologico agli eventi intercorsi nell’epoca post punk. Su queste fondamenta ha visto la luce Simulacra (2005): una collezione di fotografie, mai esibite prima al di fuori del suo studio, corredate da testo critico. Nel 2008 poi, incoraggiato dal successo ottenuto, ha lanciato il magazine Men’s File: una rivista che tratta il tema della cultura della rievocazione e del collezionismo di abiti e oggetti con lo scopo di documentare la scena del Revival a livello internazionale.

Ma chi sono i Revivalists? Nella maggior parte dei casi uomini – anche se non manca qualche esempio femminile – nati tra il 1955 e il 1970, che a partire dai primi anni Ottanta sono stati partecipi del movimento Rockabilly, quello che, passato agli onori della cronaca come Rockin’, può essere considerato il principale incubatore della miriade di scenari di “rivitalizzazione” che conosciamo oggi. Quando parliamo di Revival parliamo di una comunità frammentata, non di una singola idea, gruppo o sottocultura. Parliamo di una serie disparata di individui che possono essere identificati in base al periodo rispetto al quale, con le loro scelte estetiche, hanno deciso di fare riferimento. Non si tratta, in maniera semplicistica, di replicare il passato ma è piuttosto una vera e propria forma di resistenza nei confronti dei dettami del consumismo e della insistente abbondanza che caratterizza la società contemporanea.

Nel suo The Unseen Scene, testo che ho adottato tra quelli della bibliografia del corso, Nick Clements descrive lo scenario di invisibilità dentro il quale si sono mosse e si possono collocare le sottoculture del Revival, rimaste per lo più lontane dallo sguardo del grande pubblico principalmente perché lo stesso non era in grado di leggerne i segni. Mentre sono riconoscibili le manifestazioni esplicite e a volte stravaganti di Teddy Boys, Rockers, Mods, Skinheads o Punks pare invece che passino inosservate le persone che, per esempio indossando abiti retrò degli anni Quaranta, si mettono alla guida di auto d’epoca. Probabilmente perché, ipotizza Clements, in un mondo totalmente focalizzato sul concetto di consumo risulta arduo discernere il significato di una scelta estetica piuttosto che di un’altra e capirne le implicazioni a un livello più profondo.

Visibilità e invisibilità sono temi rispetto ai quali oggi è imperativo un momento di riflessione. Le nostre vite raccontate nel mondo virtuale attraverso una serie di immagini modificate, fin anche distorte, sono figlie di quella auto-mercificazione da cui la società attuale sembra essere ossessionata. La stessa piattaforma Instagram muove dal presupposto che tutti abbiano in sé il gene della spettacolarizzazione e che questo debba essere in qualche modo nutrito e incoraggiato. E allora la fotografia torna ad assolvere la sua primaria funzione, quella di documentare, dimostrare, evidenziare in questo caso la vacanza a New York o Ibiza o l’acquisto di una nuova BMW facendo di noi, attraverso una cronologia di ritratti e didascalie, niente altro che dei consumatori più o meno fidelizzati.

Le subculture che fin dai primi anni Ottanta hanno operato dentro il perimetro del Revival sono riuscite, in un modo o nell’altro, proprio perché invisibili al mainstream, a evitare la mercificazione di loro stesse, privilegiando creatività e non conformità e rifiutando di essere date in pasto ai media e al grande pubblico. Instagram e tutto ciò che verrà potrebbe cambiare questo stato di cose. E’ innegabile il potere attrattivo che i social media esercitano e la loro propensione ad esasperare il desiderio di essere ammirati per ciò che si possiede. Un desiderio così forte da attirare molte subculture, il che potrebbe tradursi nel loro virare da una dimensione privata a una pubblica. “Se ciò dovesse accadere” ha concluso Nick Clements “posso solo ipotizzare che questo produrrà, attraverso la demistificazione, il loro definitivo smembramento.”

A conclusione di questo incontro con gli studenti la testimonianza di Roland Novak, anche lui attento osservatore dei fenomeni che ruotano intorno al complesso mondo della moda, delle subculture e della loro influenza, oltre che brillante scrittore conosciuto attraverso il suo blog The Storytelling Nerd Blog dove la narrazione, corredata da una accuratissima scelta di immagini, sviluppa serie, sequenze, temi che vertono intorno a oggetti visibili e non visibili che lo ispirano a delineare storie in cui gli stessi avrebbero potuto avere un ruolo. La sua passione per la musica e il fatto di essere uno dei co-fondatori del gruppo William T & The Black 50’s è stato motivo di una interessante digressione sul tema dello stile e del suo legame con la musica approfondendo l’interazione tra i due linguaggi.

Desidero ringraziare per il tempo concesso a questo approfondimento Nick Clements web siteInstagram & Roland Novak web siteInstagram 

Foto di Nicoletta Subitoni 

Io indosso un abito Elle Venturini 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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