MARIOS, TRA CONCETTO E DESIGN

La mano annoda il filo ai due estremi, lega in maniera salda il pensiero alla forma, il concetto al design. E tende sottile linea di poesia. In quel tratto immaginario si spiega, dirompente, tutta la forza creativa di MARIOS. Un pensiero capace di mitigare l’aridità di certo linguaggio corrente della moda facendo riecheggiare qui e ora, cristalline e libere, parole di identità e indipendenza. Loro sono Mayo Loizou e Leszek Chmielewski, la coppia di designers impegnati da tempo in un viaggio di ricerca e innovazione.

“Tutto è iniziato un po’ per gioco quando nel 2001 siamo andati in Giappone, a Tokyo, accogliendo la proposta di una azienda di produzione giapponese che ci chiedeva di creare e sviluppare lì il marchio. Siamo tornati a Milano dopo 8 anni circa, anche se Milano c’è sempre stata come punto di riferimento, sia perché abbiamo sempre fatto uso di tessuti italiani sia perché qui realizzavamo già parte della produzione. Era maturato nel contempo un certo interesse per le cose che facevamo, per un prodotto che all’inizio era stato visto con diffidenza, chissà… forse perché giudicato troppo stano, o forse perché molto influenzato dal mercato giapponese. Forti di quell’interesse ci siamo trasferiti stabilmente in Italia e abbiamo proseguito qui il nostro lavoro.”

Un duo alchemico che sa dosare competenze in maniera straordinariamente sintonica, in cui le intuizioni di Mayo prendono forma grazie al senso pratico di Leszek, il signor prodotto si definisce lui stesso, capace di realizzarle e valorizzarle le idee, di stenderle gli piace dire. Che si nutre del pensiero di grandi maestri quali Comme des Garcons, Martin Margiela e Junia Watanabe. Che si alimenta di una molteplicità di stimoli: quelli dell’arte, del cinema, della cultura in genere. Che disdegna la parola “commerciale” e preferisce sostituirla con “artistico” e fa della forma, della materia, della sperimentazione il proprio manifesto.

“Nei nostri intenti un prodotto di vendita che abbia un’anima dentro, che non sia un elemento vuoto di contenuti, semplicemente un vestito. La tensione creativa si deve sempre sposare con la funzionalità e per noi è importante questo traguardo, è quello il punto al quale vogliamo arrivare pur essendo molto difficile armonizzare queste due esigenze. Ma non ci dimentichiamo mai che il vestito è qualcosa che deve essere usato e non trascurarne la funzionalità è per noi un modo di portare rispetto nei confronti di chi lo acquista. Il punto di equilibrio sta nel lavoro continuo, nel partire da una idea precisa e fare tante, tantissime prove.”

Ne risulta un prodotto trasversale, dal forte carattere espressivo, che mal sopporta essere ingabbiato in qualche sorta di definizione, che racconta una femminilità gentile e delicata, composta, alla maniera dell’Oriente.

“I nostri abiti non esaltano la femminilità così come la conosciamo, l’aspetto sensuale della donna, ma la imbelliscono, imbelliscono un corpo di donna. La nostra è un’idea più intellettuale di femminilità, qualcosa che parte da dentro. Anche se non abbiamo problemi a creare vestiti stretti o spacchi o scollature, ma vanno fatti in un certo modo, il nostro, un modo sofisticato.  E se un uomo ha questa attitudine, questa stessa sensibilità, questa gentilezza nell’animo, perché no… può benissimo indossare il nostro prodotto.”

In un tempo presente fatto di accelerazione, di bombardamento mediatico, di saturazione, di superficialità, di logiche del profitto che surclassano progettualità valide e dignitose, la loro moda sa ancora farsi prosa didascalica, capace di raccontare, tra le maglie del tessuto, frammenti di questa nostra contemporaneità.

“Cos’è contemporaneo? Ecco, per cominciare quando qualcosa che abbiamo fatto ci ricorda un’ epoca passata lo eliminiamo” dice Mayo sorridendo. “Non credo che guardiamo avanti, sarebbe presuntuoso dire che facciamo l’avanguardia. Siamo però ben radicati nel tempo presente. E’ osservando curiosi il mondo, guardando con interesse a quello che accade nel mondo dell’arte per esempio, che cerchiamo di capire in quale punto si trova l’essere umano. E proviamo a raccontarlo, con i nostri abiti. Perché la moda ha senso se rispecchia lo sviluppo dell’uomo, altrimenti no.” 

Una moda inclusiva e un approccio interdisciplinare. Un rapporto indissolubile con l’arte che prevede da sempre collaborazioni con molteplici artisti. Da ultimo con l’interessante performer Mara Oscar Cassiani e la sua profonda indagine su movimento, gestualità e fisicità e con l’artista Paolo Gonzato insieme al quale per la stagione SS16 è stata realizzata una capsule speciale traslando su tessuto la sua celebre serie OUT OF STOCK.

“Non abbiamo mai fatto parte di un certo sistema e di un certo mondo. Siamo sempre stati noi stessi, così. Tanto che i primi anni ingenuamente credevamo che il prodotto bastasse, che potesse parlare da solo e non ci fosse bisogno di niente altro. Ci siamo resi conto nel tempo che restare piccoli e indipendenti per sempre non è possibile. Che è necessario crescere perché è un evoluzione naturale, perché è nell’ordine delle cose. Crescere senza perdersi, mantenendo inalterata la nostra identità.”

E forse non sarà facile ma sarà un’altra bella sperimentazione. Una di quelle a cui MARIOS ci ha educati negli anni.

Desidero ringraziare per la cortese intervista Mayo Loizou e Leszek Chmielewski fondatori di MARIOS.

www.marios.eu  IG: instagram.com/marios_official 

 

 

 

 

 

 

 

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