THE DUMMY MEETS ROBERTO ALTAMURA

#DEFINE CONTEMPORARY DANCE

 

Cercare il significato della danza contemporanea, dentro la ricerca più ampia e mai interrotta del significato delle cose, voleva dire per me provare a capire il valore del movimento del corpo. Il suo valore, la sua rappresentazione, il suo fine ultimo. Intuire il fascino estremo di una meccanica che riesce a diventare elegante poesia. Tutto quello che ho trovato, ed è stato tanto, è stato per merito del mio istinto. Non posso che ringraziare il mio istinto se mi sono imbattuta in un giovane e talentuoso artista: danzatore, coreografo e fondatore della scuola di ballo Milano City Ballet. Un incontro, quello con Roberto Altamura, che mi ha restituito una grande ricchezza, culturale ed emotiva insieme. E che voglio raccontare.

 

CHI E’ ROBERTO ALTAMURA

Roberto inizia a danzare quasi per gioco quando la madre, una donna culturalmente molto aperta e altrettanto disponibile, lo accompagna in una scuola di ballo. Roberto è un bambino piccolo e muove così, quasi per scherzo, i primi passi nella danza. Non smette fino a quando compie undici anni, quando il contesto stretto e limitato della sua terra di provenienza, la provincia di Bari, diventa il pretesto per trascorrere i periodi estivi in giro per l’Italia studiando danza e continuando la propria formazione. Un incontro importante nella vita artistica di Roberto è quello con la docente di danza contemporanea del Teatro alla Scala di Milano Manuela Tagliavia. Il desiderio di danzare vira in Roberto dalla danza classica a quella contemporanea, da un luogo in cui canoni estetici e proporzioni vanno rigorosamente rispettati ad un luogo che sente maggiormente rappresentativo di sè stesso. Ha quindici anni quando si trasferisce definitivamente a Milano dove ogni mattina, a ritmo serrato, prosegue la sua formazione artistica e il pomeriggio studia per conseguire il diploma del liceo.“La differenza rispetto a tanti ragazzi di oggi è che loro cominciano a formarsi in maniera professionale molto tardi, intorno ai 18 anni” mi dice Roberto. “Ma bisogna farlo prima, in età adolescenziale. A 18 anni bisogna aver concluso la propria formazione”. Si diploma presso la SPID (scuola professionale italiana danza) di Milano, completa la sua formazione nella danza contemporanea presso Merce Cunningham Dance Company (New York), e con maestri e compagnie di rilievo del panorama della danza italiana e nord europea.

 

LO SCENARIO ATTUALE E IL VALORE DEL COMPROMESSO

“La prima cosa che ho fatto, terminata la formazione, è stata una cosa commerciale, anche se io per indole ripudio le cose commerciali. Ma lavorare significa anche avere la possibilità di cominciare a mantenersi ed essere autonomi. Così ho partecipato in qualità di danzatore ad una sfilata di Costume National collaborando con un coreografo tedesco che venina dal balletto. Ed è stata una esperienza meravigliosa. Primo lavoro e primo stipendio portato a casa. Una cosa che non dimenticherò mai”. Quello del danzatore è un mestiere difficile. E’ necessaria una base finanziaria per potersi muovere e poter partecipare ai castings che non sempre sono dietro l’angolo. Senza contare che attualmente nel mondo dell’arte, della danza, della cultura in generale, il denaro che circola è veramente poco. Succede di fare un’audizione, magari dall’altra parte d’Europa, e poi di non avere il lavoro perchè magari la compagnia non ha i fondi o il contratto non esiste. E i contratti a lunga durata, anche nella danza, non esistono più. Sintesi di una precarietà che investe ormai tutti gli ambiti della vita.“Il compromesso purtroppo è una cosa importante in tutti i mestieri e spesso chi danza non lo vuole accettare. Tutti avremmo voluto lavorare per Pina Bausch ma non tutti abbiamo potuto farlo. E quando lei non c’è bisogna trovare altri punti di riferimento, altri modi di lavorare perchè altrimenti la vita del danzatore diventa una vita fatta di stenti e non è più possible attuare nessun processo creativo, non si ha nemmeno più la voglia istintiva della danza. La fatica di accettare il compromesso la vedo oggi sia nei ragazzi più giovani che in quelli che in realtà non sono più tanto giovani e mi stupisce ancora di più”.

 

“NELL’ARTE DELLA DANZA, I MOVIMENTI DEI CORPI NON HANNO NESSUN FINE ” Paul Valéry

 “Per me fondamentalmente la danza contemporanea è uguale a movimento. Il movimento può essere astratto, il movimento può essere definito, il movimento può essere meccanico, il movimento può essere fluido, può essere ampio, può essere corto. Può essere tutte queste cose. Il problema è che tantissimi coreografi oggi cercano di asciugare fino all’osso la parola movimento, quasi fino a non farci più vedere che c’è il movimento”. Negli spettacoli di oggi i danzatori quasi non si muovono e quasi si deve leggere tra le righe di pochi scarni movimenti il significato dello spettacolo, o meglio: quello che il coreografo vorrebbe che lo spettatore percepisse dello spettacolo.“Ma questa cosa non è possible” mi spiega Roberto “Il movimento è nato per usare il corpo in modo che il corpo riesca ad attuare dei meccanismi fisici e metabolici. Il fatto di essere un danzatore e non potersi muovere diventa a mio avviso addirittura castrante”. C’è la tendenza, specie in Italia, ad affrontare temi anche molto complessi (la violenza sulle donne, le guerre, la pedofilia ecc.) attraverso una ricerca che smette di essere una ricerca di movimento e diventa una ricerca molto pensata, molto concettuale e poco, pochissimo, agita. Gli spettacoli di danza contemporanea in Italia tendono quasi tutti al teatro danza e si cerca di uniformare la danza contemporanea al teatro danza facendone come un tutt’uno.  Ma la danza è una cosa, la recitazione un’altra e poi esiste il teatro danza che è un’altra cosa ancora.“Pina Bausch è poesia” dice Roberto definendo il teatro danza “lei poteva raccontare qualcosa di estremamente drammatico, tragico, attraverso una poesia e una gestualità che erano uniche e lì io riconosco un movimento che non è solo danza ma è un corpo che si esprime e mi aiuta a capire il significato di una determinata indagine”. Quello che si tende a fare in Italia invece è qualcosa di indefinito, che sta in un limbo, ed è estremamente confusivo. “Ci sono tanti ragazzi che oggi non vogliono approciare la danza contemporanea perchè ne sono spaventati, perchè quello che vedono in giro è talmente poco comprensibile ai loro occhi che non lo riconoscono come qualcosa che possono fare”. E purtroppo se si parla di fuga di cervelli riferendosi alle intelligenze di casa nostra, si potrebbe al pari parlare di una sorta di fuga di gambe. A significare tutti quei talenti della danza che se ne vanno all’estero, per esempio nel Nord Europa, dove si fa del buonissimo teatro danza ma anche della bellissima danza contemporanea e le due cose stanno su piani nettamente distinti tanto da permettere a ciascun artista di poter scegliere liberamente della propria carriera.

 

LA MIA SCUOLA, LA MIA CASA: MILANO CITY BALLET

Perchè non posso avere un luogo che io possa definire casa? Un posto nel quale lavorare e che io senta appartenermi? Questo si chiede Roberto con un contratto in mano, quello di una compagnia portoghese che lo aveva ingaggiato per un anno intero di lavoro all’estero. Ed è nel confronto con questo interrogativo che decide di tornare a Milano per costruire la sua casa, intesa come punto di riferimento per sè stesso e per tutti i ragazzi che vogliono approciare la danza e vivere la scuola non come un punto di stasi, di permanenza, bensì come una fase di passaggio.“Una scuola per accogliere i ragazzi che hanno voglia di fare questo mestiere e poi quando sono pronti lasciarli liberi di andare perchè secondo me questo una scuola ha il dovere di fare: formare finchè è possible e quando non è più possible lasciare i ragazzi andare altrove”. E in soli tre anni Roberto ha ottenuto dei risultati inimmaginabili, come veder andare in Israele, a ballare con la celeberrima compagnia Kibbutz Contemporary Dance, la prima ragazza che ha messo piede dentro la scuola. Anche se l’attività didattica concepita in questo modo ha riversato su di lui tutta una serie di dubbi, di incertezze, di amarezze, perchè Milano rimane un luogo complesso nel quale bisogna fare gli equilibristi tra equililibri politici intoccabili e spesso immotivati. “Ma io voglio lottare tantissimo per tutti i ragazzi che hanno voglia di fare questo mestiere e in questo momento sono un pò spaventati. Qui trovano un ambiente che gli dà la spinta e l’ entusiasmo  per potersi affacciare al mondo”.

 

L’ASSOCIAZIONE PANDANZ, L’ARTE DIALOGA CON L’ARTE

Dall’idea di una cara amica, Virginia Spallarossa, meravigliosa coreografa, danzatrice e docente della scuola Milano City Ballet nasce l’associazione Pandanz di cui Roberto Altamura è Vice Presidente (www.pandanz.it). Dalla danza per arrivare in altri contesti: la musica, l’arte visuale, la fotografia, la moda e tutto quello che concerne l’arte. Perchè l’arte, pur con i suoi molteplici linguaggi, metta in scena un dialogo fatto di cultura e di scambio. Con questo obbiettivo l’associazione ha dato vita al Festival di Danza Contemporanea –  Pillole, somministrazioni di danza d’autore – la cui prima edizione si è svolta nel 2013. Frutto di un grande investimento in termini di energie, ma anche dal punto di vista economico, la prima edizione ha avuto il merito di proporre al pubblico una scelta non tipicamente “milanese” ma, al contrario, una selezione di lavori dalla provenienza più disparata volta ad invcentivare il superamento di un linguaggio ed un gusto esclusivamente nazionali. La prossima edizione, che si terrà nel 2015, sarà l’occasione per contribuire a nutrire il pianeta anche con l’energia della danza.

 

Per maggiori informazioni: www.milanocityballet.com, info@milanocityballet.com o  www.robertoaltamura.com

Video di Pasquale Russo

Traduzione di Chris Alborghetti

 

 

THE DUMMY MEETS ROBERTO ALTAMURA  #DEFINE CONTEMPORARY DANCE

Looking for the meaning of contemporary dance within the incessant search for the significance of things, was to me a way to try to understand the relevance of the body movement, which I realised was worth my attention. I strove for grasping the great charm of the body movement which to me is like a mechanic thing that while moves recalls on the one hand a lithe and ethereal being, and on the other hand, evokes a seductive and captivating poem. Thanks to my intuition and instinct I have found out a lot about it. In fact, I have stumbled upon that young talented dancer and choreographer too who founded the Milano City Ballet School. The encounter with Roberto Altamura has greatly enriched my life from a cultural and emotional point of view and this is why I am so eager to tell you about it.

WHO IS ROBERTO ALTAMURA?                                                                     

Roberto starts dancing just for fun when his mum, a very open minded as well as helpful woman, walks him to a ballet school. Roberto is still very little and consequently wet behind the ears, but this is how he takes the first steps dancing. He keeps on dancing until he turns eleven. Nonetheless the dancing context in the county of Bari (South Italy) where he comes from and lives, is rather limited and poor in ballet schools and facilities and Roberto uses it as a pretext for spending summers around Italy where he studies and has training in dance. The encounter with Manuela Tagliavia, teacher of contemporary dance at Teatro alla Scala (La Scala Theatre is a world-renowned opera house in Milan) leaves a mark on Roberto’s artistic life. In fact, Roberto’s desire to dance classical ballet changes direction and turns into a yearning for contemporary ballet. As a result, he shifts significantly from something like classical ballet, where aesthetic canons and proportions play a pivotal role and therefore have to be rigorously observed to something like contemporary ballet, which he feels more suitable for him and for what he wants from dance. When he turns fifteen he moves permanently to Milan where in the morning he trains at full throttle as a dancer, whereas in the afternoon studies to earn a high school diploma from SPID (Italian Professional School of Dance) in Milan. He completes his training as a dancer at Merce Cunningham Dance Company in New York where there are teachers and dance companies of a very high calibre that stand out in the Italian as well as North European contemporary ballet scene.

 “The difference between me and so many other dancers is that guys today, start their professional training quite late when they are about 18. In my opinion, they should start earlier though, when they are adolescent so that they would finished by the age of 18.”  Roberto says.

 THE PRESENT SCENARIO AND THE VALUE OF COMPROMISE

“Although it isn’t in my nature to like commercial things and to be honest, I repudiate them, the first thing I did after I finished my studies and training was a commercial one. To work  means to have the opportunity to support oneself and therefore to be independent. So I took part in a fashion show by Costume National as a dancer and within it I also collaborated with a German choreographer who worked in the ballet field. That was a great experience, my first job and money. I felt I was bringing home the bacon, if you know what I mean. That experience will remain unforgettable to me, of that I’m sure.”

 To be a dancer is a difficult job. You need finances to do things and take part in castings which are not always round the corner. Not to mention that at present in the art, dance and cultural field in general, there is not that much money circulating at all. At times, it happens to perform an audition on the other side of Europe and not to get the job because the company has not got funds or there is not actually a contract of employment as such. On top of that, permanent contracts in the art field do not exist anymore. To sum up, these days more and more people make a precarious living from whatever they do and this makes life full of uncertainties.

 “The compromise unfortunately plays a pivotal role in any job and often dancers don’t accept it. Everybody longed to work for Pina Bausch but this doesn’t necessarily imply that they all did it. And when she isn’t there one needs to find other reference points, other ways to work, otherwise we dancers would suffer serious privations and hardships and money would be barely enough to keep the wolf from the door. Clearly this would have a considerable bearing on art and as a consequence it would unavoidably affect creativity and the primal  instinct for dancing. I’ve to say that the young swallow the compromise with great difficulty. Nevertheless, what takes me aback even more is that not only the young do it, but also those who aren’t spring chickens anymore.”

 IN THE ART OF DANCING, THE MOVEMENT OF THE BODY HAS NO PURPOSE “(Paul Valéry)

Basically, contemporary dance to me is the same as movement, which can be abstract, defined, mechanical, fluid, ample and short too. Movement can be any or all of these things. Nonetheless, the problem is that today so many choreographers do their best to cut the movement to the bone. And because of that, we now  perceive contemporary dance as something  where there is nearly no movement at all.”

 In this respect, these days dancers barely move during shows which entails that very little is given to the audience to figure out and interpret the significance of the show. Possibly, this is  what choreographers want the spectator to see and consequently to take in during a show.

 “Nevertheless, this is bad” Roberto tells me, and then expounds “The true nature of movement, when we talk about humans, is the movement of the body. In fact, the body through movement itself is able to set in motion a process of physical and metabolic mechanisms. Therefore, to be a dancer and being prevented from moving becomes a major issue, an out and out castration.”

 Choreographers have a tendency, especially in Italy, to face complex issues such as violence against women, wars, paedophilia and so on, through a thoughtful and conceptual approach which however remains purely theoretical. This entails no practical application and hence neither action nor movement when tackling these problems on stage. In Italy, most contemporary dance shows tend to be dance theatre shows. Thus, contemporary dance and dance theatre are being uniformed and merged into one dance although to dance is one thing, to act is another and dance theatre is just something different.

 “Pina Bausch is poetry” Roberto adds when defining dance theatre “she was able to tell dramatic and tragic stories through poetry and gesticulation in a way that was unique. When that happened I realised that dancing was movement but especially the movement of the body the corporeal expression of freedom and meaning and the re-appropriation of place.” In Italy dance is something undefined, which is in limbo and in a spin too.

 “There are lots of guys who at present don’t want to give contemporary dance a go because they are scared of it. After all, to their eyes, contemporary dance is barely comprehensible and consequently they do not conceive of it as something they can do.”

 Unfortunately, whenever we talk about brain drain, we talk about skilled, highly trained, well-educated or qualified people who emigrate to another country for better pay or conditions. If we talk about Italy then, the country is suffering a huge brain drain and currently lots of Italian brains are literally taking flight to other countries en masse. Therefore even talented dancers go abroad, northern Europe for instance, where both theatre and contemporary dance are of very high quality. And what is more, is that in this part of Europe  theatre and contemporary dance, contrary to what happens in Italy, are two distinct concepts and things. This makes life easier for artists who can choose their career path according to their skills and liking, without having to be necessarily actors and dancers at the same time.

 MILANO CITY BALLET: “MY SCHOOL, MY HOME”

“Why am I denied the opportunity to have a place I can call my home? A place where I could work and feel a real sense of belonging?” This is what Roberto asks himself while he holds in his hand a one year contract he signed to a Portuguese company to work abroad. Nonetheless, Roberto is clearly in a dilemma about what to do and where to go. So he makes up his mind to return to Milan to build his own house, meant as a sort of home base and reference point at the same time for all of those who want to get into dance and see school not as a period of stasis and stagnation but rather as a transitional phase.

 “It would be a school for all these guys who want to be dancers, bearing in mind that whenever a student is ready the school has to let them go. I strongly believe that schools have to instruct and train students so that they can take wing and go elsewhere once they know their onions.”

 In three years Roberto has achieved great results. The first girl who set foot in his school for instance, has gone to Israel to dance with the renowned company Kibbutz Contemporary Dance. However due to the innovative way Roberto is running his school, he has to deal with the great political complexity and equilibrium of the city of Milan where everything goes around long established institutions. This has saddened and embittered Roberto who became doubtful and unsure about going on or quitting.

 “I want to struggle anyway, as much as I can to help all of those who although are a bit scared right now, long to be a dancer. Here they find a cosy environment that boosts their ego and fills them with enthusiasm. Moreover, this school prepares the ground for their artistic development and teach them how to cope with the outside world.”

 PANDANZ ASSOCIATION, ART CONVERSES WITH ART

Pandaz Association of which Roberto Altamura is the vice president, was born from Virginia Spallarossa, an incredible choreographer in the Milano City Ballet School (www.pandanz.it). This association encompasses everything from dance, music, visual arts, photography and fashion to anything connected with art since art and its language generate a cultural dialogue and as a result lead to interrelation and exchange. With the purpose of cultural interaction, this association gave birth to the Contemporary Dance Festival – Pills, art house dance administration- of which the 1st edition took place in 2013. It was a significant investment of energy and money in order to make this project a success. The 1st edition had the merit of offering the public something that was not typical Milanese, but rather a selection of works by artists who come from different places and therefore cultures. The idea was to incentivize people to transcend the national artistic language and taste. The next edition will take place in 2015 and will be a good opportunity to keep on nourishing the planet also through the energy of dance.

 

If you need any additional information please contact Mr. Roberto Altamura at Milano City Ballet  www.milanocityballet.com, info@milanocityballet.com or visit Roberto’s website at www.robertoaltamura.com

 

Video by Pasquale Russo

Translation by Chris Alborghetti 

 

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