Al Museo Nazionale di Fotografia una mostra e un seminario di studi per celebrare Franco Vimercati

Inaugura domani 21 marzo alle ore 18:00 al Museo Nazionale di Fotografia (MUNAF) di Cinisello Balsamo la mostra Omaggio a Franco Vimercati, a cura di Matteo Balduzzi. Il progetto raccoglie le quattro opere Senza titolo (Zuppiera), Senza titolo (bicchiere), Senza titolo (vaso con inserto nero), Senza titolo (Macinacaffèrecentemente acquisite grazie all’avviso pubblico PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025, restituendo al pubblico la coerenza e la radicalità di una ricerca fondata su rigore metodologico, ripetizione e indagine sulla luce.

Omaggio a Franco Vimercati: opere, archivio e film Il diario della luce

Realizzata in collaborazione con l’Archivio Franco Vimercati e la Galleria Raffaella Cortese, l’esposizione (visibile sino al 7 giugno 2026) approfondisce la dimensione poetica e concettuale dell’artista (Milano, 1940 – 2001) attraverso lavori, documenti d’archivio, libri disegnati dall’artista e la proiezione del film Il diario della luce(2019), dedicato al suo percorso artistico.

Franco Vimercati: formazione tra Accademia di Brera e grafica

Dedito sin da bambino al disegno, Vimercati frequenta i corsi serali all’Accademia di Brera e giovanissimo inizia a dipingere. La fotografia si manifesta in seguito, mentre lavora come grafico. “Allora per chi sapesse disegnare e dipingere lo sbocco naturale era la grafica, anzi, come si diceva, la cartellonistica. [] Conosco dei fotografi, vado nei loro studi per seguire i miei lavori di grafica… e mi annoio molto! Si, perché questi tempi operativi sono lunghissimi, tra uno scatto e laltro passano delle ore. E io non capivo bene cosa facessero nel frattempo. Decido di imparare a fotografare, proprio per capire e intanto mi interesso alla storia della fotografia. Mulas lho conosciuto perché impaginavo la rivista Zoom, nel 1971-72.” (Conversazione con Franco Vimercati, testo tratto da: Elio Grazioli e John Eskenazi, Franco Vimercati: Opere – John Eskenazi Publications, London/Skira Editore, Milano, 2012).

Serialità e metodo: la ricerca concettuale nella Serie Zuppiera

Dopo la prima serie fotografica Sulle Langhe (1973) in cui ritrae in bianco e nero gli abitanti di un paese della campagna piemontese ove era solito trascorrere il periodo delle vacanze estive, Vimercati esaspera il suo approccio concettuale all’arte visiva concentrandosi sulla regola, il rituale operativo, la serialità, la rigorosa pratica di trovare il diverso nell’uguale. E isola, per tutti gli anni a venire, l’esperienza del fotografare all’interno delle mura di casa. Nasce così la Serie: Zuppiera che impegna l’artista per quasi 10 anni, dal 1983 al 1992. In tutto questo tempo al centro della sua indagine c’è un piccolo oggetto trovato per caso, la stessa zuppiera e le sue molteplici possibilità di rappresentazione, sempre diverse. Muta la tecnica: l’inquadratura, la luce, la messa a fuoco. Decontestualizzato dalla banale quotidianità e contemplato per un tempo lungo, vivendoci insieme e dialogandoci, l’oggetto si manifesta per quello che è, trascende il significato che siamo soliti attribuirgli, perde la sua identità senza assumerne una nuova. L’oggetto è, in quanto tale. Immerso in un silenzio radicale, perché la parola, detta o scritta, non ha significato se non in funzione di una convenzione volontaria. Ma se il tentativo è quello di vedere l’oggetto come quando noi non ci siamo, allora la parola smette di essere segno subordinato a un concetto e perciò tace essa stessa.

La Serie Capovolte: percezione, tecnica e dissoluzione delloggetto

Negli anni Novanta, quale atto conclusivo ed estremo di questa indagine, gli oggetti, quelli di uso comune, quelli domestici, quelli trovati per caso, si presentano in immagini rovesciate che costituiscono la Serie: Capovolte. Il soggetto finisce per eclissarsi del tutto, e con lui il fotografo e l’artista che non intervenendo lascia immutate le cose, così come esse vengono proiettate sul fondo della macchina fotografica, senza ruotarle di 180°, senza renderle leggibili all’occhio umano. Volontariamente il cervello non compie l’operazione di raddrizzare la grattugia o la lampadina o il ferro da stiro, anzi, paradossalmente la tecnica contribuisce a rendere ancora più estraneo l’oggetto: sfocato, irriconoscibile, sembra si dissolva. L’atto di fotografare la fotografia giunge infine alla sua compiutezza.

Seminario di studi su Franco Vimercati al MUNAF: programma e relatori

In occasione dell’inaugurazione, il 21 marzo dalle 15.00 alle 17.00, il Museo ospiterà il seminario di studi Intorno a Franco Vimercati, momento di approfondimento critico rivolto a studiosi, studenti e appassionati, per esplorare l’eredità intellettuale dell’artista. Con interventi di: Matteo Balduzzi, Sara Codutti, Giorgio Di Noto, Elio Grazioli, Simone Menegoi, Alessandra Spranzi, Silvio Wolf.

Cover story: Franco Vimercati, Senza titolo (Zuppiera), 1990. Fotografia b/n ai sali d’argento. Courtesy Archivio Franco Vimercati, Milano e Raffaella Cortese, Milano – Albisola; © Eredi Franco Vimercati

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