BIENNALE INTERNAZIONALE DONNA 2026 A TRIESTE: “La Boemia sta sul mare”

Dal 28 marzo al 3 maggio 2026 (opening il 27 marzo), il Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste ospita la quinta edizione della Biennale Internazionale Donna, piattaforma curatoriale che negli ultimi anni si è affermata come uno dei contesti più interessanti di riflessione critica sul presente. Curata quest’anno da Riccardo Rizzetto, la rassegna si sviluppa attorno al titolo “La Boemia sta sul mare”, una formula paradossale che attraversa la tradizione letteraria europea, da Shakespeare fino alla poesia di Ingeborg Bachmann, e che qui diventa una figura critica capace di incrinare ciò che nel presente appare inevitabile.

Ripensare le categorie attraverso larte contemporanea

Con la co-organizzazione del Comune di Trieste e il patrocinio di Io Sono FVG, la Biennale consolida il proprio ruolo come spazio di confronto tra pratiche artistiche, ricerca teorica e contesti internazionali. La parola donna non viene assunta come identità naturale o categoria descrittiva. Al contrario, diventa un campo critico su cui si inscrivono aspettative sociali, economie del desiderio, costruzioni politiche e forme di esclusione. In un presente che tende a stabilizzare il mondo attraverso etichette sempre più rigide, la manifestazione sceglie di operare nella direzione opposta: mettere in tensione le categorie e attraversarle criticamente. Non si tratta quindi di stabilire chi sia una donna, ma di interrogare cosa diventi possibile quando questa parola smette di funzionare come definizione e diventa strumento di indagine culturale.

La Boemia sta sul mare: nostalgia, tempo e immaginazione del futuro

Il progetto nasce e si sviluppa in un contesto storico segnato da profonda instabilità. Il futuro viene percepito sempre più spesso come una promessa mancata, mentre il passato ritorna sotto forma di nostalgia, che in questo scenario diventa un dispositivo egemonico capace di semplificare conflitti e restringere l’orizzonte dell’immaginabile. La Biennale interviene criticamente interrogando la nostalgia non come desiderio di ritorno, ma come gesto di contro-appropriazione. Guardare al passato diventa così un modo per riaprire le possibilità interrotte e restituire visibilità a ciò che è stato marginalizzato dalle narrazioni dominanti. In questa prospettiva, la speranza non è vissuta  come promessa salvifica ma come pratica critica situata, che introduce uno scarto nel tempo lineare. Come nel salto inventato dall’atleta Dick Fosbury, essa diventa un gesto contro-intuitivo che supera il limite proprio cambiando il modo di affrontarlo. È da qui che emerge il titolo della kermesse: un’immagine fragile e instabile, ma che riattiva la possibilità stessa di immaginare alternative.

A Library for the Time Being: la biblioteca effimera della Biennale

Ideato da Rizzetto, uno dei dispositivi concettuali più interessanti del progetto è A Library for the Time Being: una biblioteca temporanea concepita come organismo vivo. Attiva esclusivamente per la durata della Biennale, la biblioteca non è pensata per conservare informazioni ma per attivare conoscenze attraverso l’incontro, lo scambio e l’uso. Vedendo il passo alle lusinghe dell’accumulazione, il sapere  diventa pratica relazionale e vulnerabile, aperta alla trasformazione.

Il progetto Satellite della Biennale: un dialogo tra Trieste e Austria

Accanto alla mostra principale prende forma anche il Progetto Satellite, curato da Marlene Elvira Stein e ospitato presso Porto piccolo Art Gallery e Spazio O2 a Portopiccolo (SistianaTS). Per la prima volta l’Austria sviluppa un proprio concept autonomo all’interno della Biennale, ampliandone così il perimetro. L’evento, concepito come metafora di relazione, si configura come un corpo autonomo, che orbita attorno al nucleo centrale mantenendo un dialogo costante con il progetto principale. Esso esplora una dimensione più sensoriale del tema della Boemia, concentrandosi su luce, fragilità e desiderio attraverso installazioni luminose, scultura, suono, video e performance. 

Il catalogo della Biennale

Ad accompagnare la mostra, anche il catalogo La Boemia sta sul mare. Esercitare discontinuità, immaginare altrimenti, a cura di Antonella Trotta, che ne sostiene l’impianto teorico, mantenendo il pensiero in movimento e mettendo in tensione categorie consolidate. Il volume e la mostra funzionano come dispositivi complementari che invitano a sospendere le categorie stabilite e ad aprire uno spazio condiviso di immaginazione critica.

V edizione della Biennale Internazionale Donna
Artiste invitate: Francesca Centonze, Luisa Elia, Arianna Giorgi, Silvia Giordani, Francesca Pionati, Marta Ravasi, Laura Russell, Vittoria Serena (Claudia Zaggia), Andrea Solaja, Sarah Staton, Vivianne van Singer, Sarah Kate Wilson, Alba Zari. 

Artiste partecipanti: Gaia Adducchio, Karina Akopyan, Aliteia (Alice Babolin), Anastasiia Artiukhina, Beatrice Bartolozzi, Franca Bertani, Letizia Carattini, Chiara Anna Colombo, Marina Comerio, Tiziana Contu, Martina Dalla Stella, Marie- José D’Aprile, Marija Delić, Donatella Donatelli, Elisabetta Eleutieri Serpieri, Fabiola Faidiga, Marica Fasoli, Kikki Ghezzi, Monica Gorini, Valentina Grilli, Barbara Grossato, Kerry-Jane Lowery, Paulina Jazvić, Sofia MacGregor Oettler, Micol Magni, Eliana Marinari, Pamela Martinez Rod, Maria Cristina Marzola, Viviana Rasulo, Giorgia Razzetta, Ann Russell, Claudia Villani, Ana Vivoda. 

Satellite Pavillion

Artiste invitate: Satellite Pavilion: Noémi Kiss, Billi Thanner, ISA Stein. 

Artiste partecipanti: Julia Bugram, Julia Dorninger, Marion Kilianowitsch, Gabriele Kutschera, Dora Mai, Teresa Maria von Matthey, Viktoria Morgenstern, Lea Radatz, Michaela Schwarz-Weismann, Birgit Schweiger, Hannah Stippl, Heike Stuckstedde.

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