CORPO POETICO

Il tentativo è quello d inseguire l’idea di Corpo e l’idea di Poesia in un loro inafferrabile gioco alterno di sdoppiamento e identità. Due figure ora perfettamente sovrapposte, ora debordanti dall’unico profilo.

Ampliare l’Arte? No. Bensì portati con l’arte là dove sei più ristretto in te stesso. E realizza la tua libertà. Io ho percorso anche qui, in Loro presenza, questa strada. E’ stato un percorso circolare.

Paul Celan

9. Mile Giacomazzi

Mile Giacomazzi si dedica alla fotografia di ritratto, in particolar modo di esponenti del mondo della cultura, all’autoritratto e alla fotografia d’arte, utilizzando prevalentemente il bianco e nero. Rivolge la macchina verso sé stessa o verso l’altro per creare, di volta in volta una sorta di teatro. Sue opere sono inserite nell’archivio del Fondo Malerba per la Fotografia di Milano, nel Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, nella fototeca della Biblioteca Baratta della città di Mantova, nel Museo Nori de’ Nobili di Ripe (Ancona) ed in collezioni private. Annovera esposizioni sia in Italia che all’estero.

6. Mile Giacomazzi

Marilina Giaquinta è nata e vive a Catania dove è Dirigente della Polizia di Stato presso la Questura. Scrive da sempre, ha pubblicato raccolte di poesie e racconti, è nell’antologia Umana troppo umana, a cura di Fabrizio Cavallaio e Alessandro Fo (Nino Aragno 2016). Addimora, da cui ho tratto queste poesie, è una raccolta con un linguaggio di ossa e nervi, mai sdolcinato, anche quando i sentimenti intensi sono in primo piano. In una scrittura essenziale mescidata di vocaboli dialettali o della lingua letteraria dotta, e anche di neologismi e arcaismi, il dialogo in versi è con un tu e dice della realtà che è amore e disamore e riflessione, in una costante comunicazione con una natura amica

2. Mile Giacomazzi

II

E se devo vivere

con te,

che non sia

dentro questi cieli

acquei e cinerigni

e sgrigiati di pena

e alluttati e infuliniati

e affoscuti di sole,

infriddata la luce

e slagata sui piani

inchiovati di filazzelle

d’alberi rinseccuti

e imbarbazzuti di nero.

Prestami i tuoi occhi,

ho bisogno di capire

l’avvezzo

di questi cieli

che aggorgano

soli

e senza rumore.

1. Mile Giacomazzi

VIII

Se non mi abbracci muoio.

Se non mi stinnicchi

longa longa

per terra

e non m’asserragli

non m’accerchi

non m’encircli

non m’intorcigli,

che addivengo

trinacria

che m’assoperchia

una gamba

e m’ammancano

i capoluoghi,

m’infrenesisco.

Se non mi baci

e non mi stai

avventosato

come la remora

col pesce spada

e non t’indaffàri

e non t’affaccendi

e non t’infanatichi

a togliermi il respiro

e tutto quello che trovi

a sud del mio pensiero

mi scempio.

Se non m’ami

amore mio

io non esisto

e il cuore

si scatafolla

e se ne va.

5. Mile Giacomazzi

XXIII

Se ne va

se ne va via,

come un treno

che strazza

la campagna,

che non ha il tempo

di fermarsi

a chiedere perdono,

se ne va

se ne va via,

come l’ombra

che non conosce

la memoria del vento

che soffia

lì dove è già stato,

perché è l’assenza

a generare il posto

del silenzio,

e l’indulgenza

della strada.

E allora non basta

invertire il senso

o la direzione,

tenere l’andatura

incauta o sconsiderata,

rovesciare le parti

o tradirne il contrario

scongiurare il disastro

o arrischiare il disordine

o eliminare il torto

o la convenienza

del patto.

E intanto tu mi dici

pensa a domani:

ci sarà un letto

in cui ti prenderò

le mani

o quello che vuoi,

e ci faremo tutto

quello che serve

per convincerci

di essere giusti,

magari mangiamo

qualcosa

o ci togliamo i vestiti

o ci perdiamo la fine

o parliamo del tempo,

che quest’estate

non dà resto

come un parchimetro

che sputa il permesso

per poter rimanere,

che ci vogliono i soldi

anche per stare fermi

da qualche parte

a sognare.

3. Mile Giacomazzi

LXV

Quanto ti viene strano

innamorarti

con la grammatica
di regole

di cui riempi

l’annuncio

di un incontro

e che ripeti a memoria

e che rispetti:

prima viene l’abbraccio,

soggetto e predicato

del tuo discorso amoroso,

censimento tattile

dello spasimo muscolare

e del suo ritmo indifeso,

la gara dei dubitosi brividi

a chi arriva primo

lungo la priva schiena,

la conta forsennata

del balenio cardiaco,

l’insinuarsi serpigno

delle mani tese all’assedio,

un’iradiddio di carezze

l’appressamento tattico

al ladroneggiare del bacio

il boccio dello spiraglio labiale

l’insinuarsi forcuto della lingua

la fatalità imprevista della saliva

la protesta e il duello del naso

la posta fremente del sesso

la disfatta scema dei sensi

e l’illusione innocente

di aver raggiunto alla fine

il commiato dalla morte.

7. Mile Giacomazzi

8. Mile Giacomazzi

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Paul Celan, La verità della poesia. “Il meridiano” e le altre prose, a cura di Giuseppe Bevilacqua, Einaudi, Torino 2008. Il breve testo ripostato è tratto da Il meridiano, Discorso in occasione del conferimento del Premio Georg Buchner, Darmstadt, 22 ottobre 1960. 

 

 

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