FASHION as SOCIAL ENERGY

Per una volta è la moda a spogliarsi. E si spoglia del suo significato più facilmente prevedibile. Smette di essere modus: modo, foggia, maniera. Trascende la sua connotazione puramente estetica quale elemento di identificazione individuale e di appartenenza sociale. Si veste invece di significati più profondi e complessi. Diventa, in un percorso a tratti spiazzante, pretesto per indagare le istanze critiche della contemporaneità. A Palazzo Morando in una esposizione curata da Anna Detheridge critica e teorica delle arti visive e presidente di Connecting Cultures e Gabi Scardi, storica dell’arte e curatrice, moda e arte si incontrano nel lavoro di 14 artisti internazionali. E raccontano le inquietudini del nostro presente. Abitandolo col pensiero, vestendolo con gli abiti, rappresentandolo con tutta la loro energia creativa.

Il presente è fatto di consumismo e di una idea di bellezza che non vuole piegarsi all’inesorabile fluire del tempo, alla caducità dell’esperienza umana. Michelangelo Pistoletto abita lo stereotipo di bellezza con la sua Venere e la veste di stracci. Colta di spalle, con il volto che pare quasi soffocare in una mole di panni logori, imperfetta e fragile, assurge a emblema della fugacità delle cose umane.

 

Il presente è fatto di bagagli, di temporaneità, di portabilità. Di un’autosufficienza che si impone quasi come il dover essere bastevoli a sè stessi. Nasan Tur, artista tedesco di origine turca, abita il percorso della mostra e lo veste con 5 zaini differenti, ognuno dei quali si presta per una determinata azione. Uno zaino per cucinare e uno per un atto sovversivo ad esempio. L’azione può essere indossata e portata nel contesto urbano dal visitatore che diventa così lui stesso parte attiva del dialogo tra arte e reale.

 

Il presente è fatto anche dell’altro. Atri popoli, altre usanze, altri costumi. Maria Papadimitriou abita la cultura e l’estetica dell’etnia Rom vestendola di abiti sgargianti e di accessori, creando una sorta di capsule collection di gioielli Made in Everyland. A significare quanto sia radicato il nomadismo di una etnia orgogliosa della propria unicità.

 

Il presente è fatto dell’ansia di autodeterminazione, della necessità di trovare codici di identificazione. “Cosa mi metto?” Equivale a “Chi sono? Chi voglio essere?” E’ Andrea Zittel, artista statunitense, ad abitare gli interrogativi dell’oggi e a vestirli con  indumenti come uniformi e arredi sobri dal sapore primitivo. Un ritorno all’essenzialità quasi fosse un rifugio dove trovare riparo all’incertezza che governa questo nostro tempo.

Il presente è fatto di paura e di pregiudizio. Lo abitano con creazioni che vogliono quasi essere anticorpi o antidoti il laboratorio artistico Wurkmos, fondato da Pasquale Campanella, e Bassa Sartoria di Livorno dando vita al progetto comune Vestimi. Lavorano insieme, persone con e senza disagi psichici, per creare abiti dai nuovi canoni estetici, in cui il culto del bello e dell’effimero cede il passo alla qualità della materia e alla funzione simbolica della creazione sartoriale.

Il presente è fatto di cultura, di informazione, di lavoro. Abitano questi temi della contemporaneità Luigi Coppola e Marzia Migliora con il progetto Io in testa, realizzato presso il Teatro Valle occupato di Roma, proponendo di mettere in testa la cultura come bene comune, priorità per lo sviluppo sociale. Nascono cappelli, i più disparati, realizzati con la carta stampata dei giornali, con l’informazione appunto, cappelli che evocano quello a barchetta dei muratori, che evocano il tema del lavoro.

Il presente è fatto di tessuto urbano e relazioni. Lo abita con 1000 camice uguali raffiguranti tanti edifici colorati l’artista della Repubblica Ceca Kateřina Šedá con il progetto For Every Dog a Different Master volto a incentivare le relazioni tra i residenti del quartiere di Nova Lisen a Brno. 1000 dei 20000 residenti del quartiere vestono la stessa camicia e leggono la stessa lettera che suggerisce che a inviare l’indumento sia stato un altro residente. Una narrazione artistica e una vestizione quale pretesto per il confronto e la socializzazione.

Il presente è fatto anche di gerarchie che determinano i nostri comportamenti. E’ fatto di violenza e sopraffazione come quella dell’uomo nei confronti della specie animale. Abita questo presente vestendosi della sua stessa installazione-performance l’artista belga naturalizzata in Idonesia Mella Jaarsma. The Pecking Order è un’opera dedicata al tema dell’organizzazione gerarchica tra le galline che si manifesta attraverso l’ordine di beccata. Si stagliano all’ingresso della mostra due strutture attigue realizzate con pelle di gallina che formano due tavole imbandite con la carcassa dell’ animale. L’uomo vi può entrare e banchettare, dentro l’animale può cibarsi dello stesso animale, a rappresentare il confine labile che intercorre tra vittima e carnefice. Metafora intrinseca dell’esistenza dell’uomo.

Il presente fatto di migranza, di fughe, di nuovi assetti geopolitici e del rapporto con l’ambiente viene abitato dalla coppia Lucy + Jorge Orta che queste tematiche le ha ben radicate nella propria poetica. E le vese con abiti essenziali, abiti frutto del riciclo che sanno trasformarsi per adempiere a funzioni diverse: guanti che diventano pantaloni o tende a forma di cupola che vogliono essere un monito contro il disagio sociale.

Il presente è itinerante e l’artista Claudia Losi lo veste di una balena di stoffa, realizzata a grandezza naturale, che girando per il mondo raccoglie storie, esperienze, incontri. Una volta smantellata, l’enorme balena continua la sua vita nelle giacche create dallo stilista Antonio Marras che si fanno a loro volta interpreti di quelle stesse storie, stesse esperienze, stessi incontri. Distribuite poi dall’artista a una serie di persone selezionate ne tornano ancora più ricche, di storie, di mare e di vita.

Il presente fatto di consumismo e drammatici risvolti sociali abita il video “Mumbai a laundry field” dell’ artista sud coreana Kimsooja. Un vestito in forma di indagine cinematografica, drammaticamente crudo, che racconta i retroscena del processo produttivo dei capi che indossiamo. Sono immagini che si ripetono senza sosta di individui ammassati nei convogli dei treni, di acqua rosso sangue, di baraccopoli. Difficile da guardare.

Il presente è fatto anche di una moda intimidatoria, che nulla ha di democratico, in cui la necessità di identificarsi con il marchio limita di molto individualità e creatività. E’ l’artista svedese Otto vov Busch che abita questa dittatura vestendola con le uniformi di una fantomatica Fashion Police cappeggiata da un Karl Lagerfeld in versione Principe di Macchiavelli. Cinico aguzzino a limitare la nostra libertà.

E probabilmente The Show MAS Go On come racconta il lungometraggio dell’artista Ra di Martino, in un lavoro creato per scongiurare la chiusura di un luogo culto della romanità, i grandi magazzini MAS, nati come magazzini del lusso e divenuti poi i magazzini del popolo. Lo spettacolo della moda è vero deve andare avanti, con i suoi ritmi incalzanti, impazienti, ciclici e fugaci. Ma val la pena fermarsi un attimo e guardarli questi abiti. Perché prelevati dal proprio usuale contesto e presentati nel contesto dell’arte, de-contestualizzati e poi ri-contestualizzati in un differente spazio sociale, smettono di avere il significato che avevano all’inizio e diventano altro. Si fanno portatori di valori, di contenuti, del moto indagatorio dello spirito umano. Sollecitano una riflessione sul tempo presente ed esigono risposte, qui e ora, per traghettarci verso un possibile futuro. In questo senso la moda è davvero energia. E’ energia sociale. E tutti ne siamo investiti.

Foto di Nils Rossi

Desidero ringraziare per la cortese collaborazione Silvia Peretto di Connecting Cultures che mi ha guidata nel percorso della mostra.

Fashion as Social Energy, a Milano presso Palazzo Morando fino al 30 agosto 2015, è organizzata da Connecting Cultures in collaborazione con il Comune di Milano, con il patrocinio di Regione Lombardia e della Camera Nazionale della Moda Italiana, in partnership con Ermenegildo Zegna nell’ambito di Expo in città.

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