MARCELLO MALOBERTI, SBANDATA

E’ una sorta di brulicante composizione fatta di epifanie visionarie la mostra dal titolo “Sbandata”, curata da Pierre Bal–Blanc, che la Galleria Raffaella Cortese di Milano dedica all’artista Marcello Maloberti, la quarta dall’inizio della collaborazione nel 2002. Quella che va in scena è una molteplicità narrativa, coniunctio tra performance, fotografia, installazione e pittura, un’immersione nella storia dell’arte in cui converge una fluidità immaginaria che scaturisce dal profondo.

“Il mio lavoro nasce da uno spavento e dal cambiamento della visione del mondo che ne è conseguito: un salto in una dimensione diversa che è quella dell’arte. Questa è una frase che utilizzo spesso, l’ho incisa anche nel rame, perché è una delle prime che ho scritto e che fa parte, insieme a tante altre, brevi ma dense, come fossero icone o slogan, del mio progetto “Martellate. Scritti fighi 1990-2019” che vorrei diventasse un libro.”

Un’indagine, quella di Maloberti, che muove dalla realtà quotidiana e dai contesti urbani e che approda, in ultima istanza, in un universo personale e fantastico. Perché il suo realismo non è quello del documento, del frammento di cronaca, è piuttosto un’esperienza dai confini aperti e valicabili, un incrocio di segni e di sintomi inconsci.

“L’elemento importante di questa mostra è il display espositivo che non è quello classico che si sviluppa nello spazio vuoto. Ho riportato la galleria a come era in origine, prima della sua ristrutturazione, utilizzando anche il luogo adibito a magazzino e mischiando così le mie opere in mostra con quelle di altri artisti. I miei lavori, in questo contesto, diventano quasi delle nature morte.”

Dagli anfratti solitamente nascosti di Via Stradella 7 emerge una geografia dell’ignoto e del sorprendente, oggetti visibili e altri meno visibili che parlano il linguaggio dell’immaginazione insieme ai collage dell’artista Marmellate”: lungo la parete, appesi, dei quaderni aperti in forma di dittici che è come se fossero degli abbracci. In sottofondo un audio, “Cicerone”, in cui la voce di una guida dell’oratorio Suardi, Roberto Carozzi, descrive l’affresco di Lorenzo Lotto evocando così un’immagine assente.

“C’è questa specie di linea, che parte dallo spazio vuoto e continua dentro il magazzino, che pare quasi un fregio ed è strettamente connessa al titolo della mostra poiché svela la mia sbandata nell’arte classica, il desiderio di recuperare lo studio della pittura del Cinquecento e del Seicento, cosa che amo molto in questo periodo, più che andare nei musei di arte contemporanea che trovo a volte un po’ scontati. Questi collage sono la prima forma di abbozzo delle mie idee; sono degli appunti visivi, immagini che mi colpiscono, innamoramenti improvvisi che arrivano senza troppo riflettere. A posteriori cerco di capire perché una cosa mi piace ma di base non faccio altro che dare cultura al mio istinto.”

Nello spazio espositivo di Via Stradella 4 il pavimento è sommerso da ritagli di cupole, soffitti classici e affreschi cinquecenteschi del Veronese. L’installazione che porta il titolo “Trionfo dell’Aurora”, con riferimento a uno degli affreschi del Tiepolo a Villa Baglioni a Massanzago (Padova), crea un collage mobile, una forma mai chiusa, come la vita, come lo sviluppo temporale di ogni cosa. E assume anche la connotazione di una performance interattiva dato che lo spettatore, camminandoci sopra, inevitabilmente sposta i frammenti di immagini spostando così qualcosa che appartiene alla storia ma che allo stesso tempo, per il fatto solo di accadere, ritrae il presente.

“A parete l’immagine di un ragazzo italiano di origine nigeriana che, assorto e con le forbici in mano, è come se tagliasse la cultura antica del nostro Paese tagliando le immagini di opere pittoriche che fanno parte della mia personale storia dell’arte. Un lavoro lungo e complesso da realizzare e per la prima volta, confesso, davanti a una mia opera mi sono emozionato.”

Nello spazio di via Stradella 1 è invece presentata, realizzata con la tecnica della pittura a olio su legno di betulla, la riproduzione di una performance dell’artista con una immagine che deriva dalla Biennale di Pune, in India, del 2017. Espressione ulteriore di un vocabolario denso, polisemico, che fa propri media differenti e in cui la performance è come avesse la funzione di un seme: un atto di vita capace di generare la molteplicità dei linguaggi. E’ dall’azione che scaturiscono le forme di un lavoro che non imita soltanto. Un lavoro che crea, plasma, esercita una immaginazione partecipativa.

Marcello Maloberti, Sbandata

Galleria Raffella Cortese, Milano Via A. Stradella 7-1- 4 , web site  - Facebook  - Instagram 

fino al 2 marzo 2019, martedì – sabato h. 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:30 e su appuntamento

Crediti:

Foto di Elisabetta Brian

Io indosso abiti Lucio Costa SS/19 collection e orecchini Aumorfia 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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