ENDECAMERON 20 DIGITAL EDITION

Inizia il prossimo 17 luglio, presso il Castello di Rocca Sinibalda (Rieti), Endecameron 20 Digital Edition, un progetto di residenza artistica virtuale che si svolge in una location reale con la direzione artistica della videoartista e performer Francesca Fini. In questo luogo millenario e suggestivo un gruppo di artisti si riunisce per riflettere, sperimentando ciascuno nuove pratiche e diversificando forme, contenuti e modalità operative, sul tema della contemporaneità muovendo proprio dall’identità metamorfica del Castello.

Rarissimo esempio di costruzione zoomorfa in Europa – apparentemente la pianta sarebbe stata ispirata alla forma di uno scorpione – esso vanta una lunga storia legata all’ospitalità di intellettuali e artisti: da Peggy Guggenheim a Gregory Corso, da Ezra Pound a Judith Malina solo per citarne alcuni. Da qualche anno il Castello ha inaugurato il progetto di residenze artistiche Endecameron alla cui prima edizione anche Francesca Fini ha preso parte in qualità di performer. Il format digitale, che in futuro affiancherà in maniera stabile il progetto di residenza tradizionale, debutta quest’anno non solo a causa delle norme di distanziamento imposte dalla pandemia, ma anche su sollecitazione della continua evoluzione e del diffondersi delle pratiche artistiche via web.

Endecmeron 20 Digital Edition

Francesca Fini è stata chiamata a realizzare una trasfigurazione digitale del Castello reale e di tutte le esperienze che può potenzialmente contenere proprio perché il suo lavoro di anni, attraverso installazioni e performance, sviluppa piattaforme, dispositivi, concetti e drammaturgie che spostano l’esperienza del pubblico in una dimensione che lei stessa definisce di ‘digital show’: un contenitore di esperienze multimediali a cavallo tra reale e virtuale, tra fisico e digitale.

«Questo progetto della residenza digitale è un’esperienza cruciale per me in questo momento, perché mi offre i tempi, l’occasione, la materia prima, e anche la dose necessaria di pressione mentale per mettere in pratica un’idea di digital show che sto sperimentando oramai da anni, attraverso i mezzi e i linguaggi più disparati, cercando un compromesso soddisfacente tra la fruizione attraverso dispositivi digitali e l’urgenza della performance fisica, reale, nel qui e nell’ora. Naturalmente in questo progetto si riversa parte della mia ricerca. Io sono una persona contraddittoria e interdisciplinare, fatalmente attratta dal paradosso. Sono sempre molto interessata ai processi, e quasi mai ai risultati. Per questa stessa ragione, sono ossessionata dalla de-costruzione digitale e dalla reinterpretazione del grande concetto di Corpo, in particolare quello femminile, mentre cerco di mantenere la sua ferocia, la sua natura animale e organica. I miei progetti dal vivo spesso affrontano questioni relative al rapporto tra spazi pubblici e privati, tra spettacolo e spettatore, rappresentazione e interazione, tutti aspetti che si ritrovano poi in questa piattaforma digitale che ho architettato per permettere agli artisti di comunicare i loro processi creativi tra loro e con il pubblico di Endecameron 20.» Francesca Fini

Francesca Fini_Skin tones

Francesca Fini, Skin tones

Differenti per attitudini, esiti e approccio creativo, secondo una selezione che tiene conto della singola forma mentis di ciascuno e intende porre in risalto l’originalità dei percorsi individuali, gli artisti che parteciperanno a Endecameron 20 Digital Edition manipoleranno a diversi livelli semantici le suggestioni derivanti dalle stanze del Castello a loro assegnate.

Grazie alla piattaforma endecameron.it il pubblico potrà immergersi nella mente degli artisti che, attraverso un blog multimediale, racconteranno quotidianamente le dinamiche del loro processo creativo, postando testi, confessioni vocali, immagini, suoni: un grande diario umano con cui il pubblico potrà interagire.

«Un diario che è come una cucitura continua che tiene insieme la dimensione reale privata dove si svolge il lavoro di creazione (gli studi degli artisti) e la dimensione digitale dove si svolge la conversazione pubblica (il castello virtuale), fino a quando le opere prodotte saranno teletrasportate di nuovo nella dimensione materica, quando verranno installate, attraverso proiezioni, diffusioni sonore, monitor, installazioni e realtà aumentata, negli spazi fisici del Castello.» Francesca Fini

Prendono parte al progetto Silvia Cignoli, chitarrista classica ed elettrica, musicista versatile che spazia dalla musica classica a quella contemporanea, dall’improvvisazione radicale all’avant-rock ad una propria creazione musicale, crossover fra le sue esperienze accademiche e la scena più underground di musica elettronica.

Silvia Cignoli_ph. Andrea Tremolada

Silvia Cignoli, Ph. Andrea Tremolada

Silvia De Gennaro è un’artista che da vent’anni si occupa di video arte e animazione ricevendo riconoscimenti, anche a livello internazionale, sia nel mondo dell’arte che in quello cinematografico. Attualmente il suo lavoro si divide tra la realizzazione di video a tema sociale e politico e un progetto sulle città e la percezione del viaggiatore dal titolo Travel Notebooks.

Silvia De Gennaro_Travel Notebooks Bilbo Bizkaia

Silvia De Gennaro, Travel Notebooks Bilbo Bizkaia

Francesco Dimitri, scrittore, vive e lavora a Londra. La sua opera è stata definita sia in termini di realismo magico che di fantastico. Ha pubblicato otto libri in italiano prima di iniziare a scrivere in inglese. Il suo primo romanzo italiano è diventato un film, con Nicolas Vaporidis e Primo Reggiani.  Il suo ultimo romanzo dal titolo The Book of Hidden Things, uscirà in Italia nel 2021 come Il Libro Delle Cose Nascoste.

Igor Imhoff, nato e cresciuto in un mondo a 8 bit, si è formato producendo e ideando videogame per poi indirizzarsi verso altre forme di espressione, non solo digitali. L’ossessione per l’immagine in movimento, i metodi per preservare la memoria, la passione per gli elementi simbolici e antropologici primitivi sono coniugati alla pratica digitale che si direziona energicamente verso un gusto d’avanguardia; dall’animazione, alla installazione interattiva, fino ad arrivare al teatro, al videomapping e agli ambienti virtuali, alla costante ricerca di una forma che possa “pacificarlo”.

6 Igor Imhoff

Igor Imhoff

Marcantonio Lunardi, dopo un primo percorso di approccio al video creativo, ha sentito la necessità di confrontarsi con le tecniche cinematografiche e con una narrazione visiva più articolata. Ha iniziato così a interessarsi, come regista, alla narrazione sociale e politica in Italia realizzando documentari per conto di enti pubblici e organizzazioni non governative. Alla ricerca di un diverso sguardo sul reale, si spinge verso il cinema sperimentale e la videoarte.

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Marcantonio Lunardi, New World

Paola Michela Mineo è invece un’artista visiva che vive e lavora tra Milano e Pietrasanta; nel corso dei suoi anni di ricerca “ha elaborato un nuovo linguaggio scultoreo, frammentario ma vivo, dinamico ed empati- co” (G.L.). Dopo la laurea in Architettura inizia a rielaborare il significato del calco dal vero, utilizzandolo in maniera diversa da quello della tradizione scultorea: il calco umano non come “copia” di corpi, sculture o strutture architettoniche, ma come elemento stesso dotato di valore, medium di una storia, il calco come ritratto dal vero di frammenti di identità.

Paola Michela Mineo, Alter Ego, Installazione

Paola Michela Mineo, Alter Ego, Installazione 

Paola Romoli Venturi lega la sua ricerca artistica al valore della trasparenza intesa come mezzo per comunicare. ‘La trasparenza e la sospensione predispongono il visitatore a “guardare attraverso”, a non distogliere lo sguardo ad osservare le cose per riflettere’ questo il pensiero ispiratore delle sue performance e installazioni esposte in Italia e all’estero. Nel suo lavoro tocca temi sociali, creando spazi disegnati da luci ombre e suoni, utilizzando diversi mezzi espressivi pittorico scultorei, video audio ed installazioni site specific performative.

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Paola Romoli Venturi, Madre Natura, 2007, Ph. Marco Adinolfi

VestAndPage è il duo formato da Verena Stenke e Andrea Pagnes. Lavorano insieme dal 2006 e operano prevalentemente negli ambiti della performance art, della cinematografia basata sulla performance e della scrittura teorico-creativa. Loro testi sono stati tradotti in più lingue e pubblicate in libri, riviste d’arte e prestigiosi giornali accademici. Curano progetti indipendenti destinati alla creazione di comunità artistiche temporanee e sono attivi nel settore dell’editoria. Collaborano con istituzioni culturali, compagnie teatrali, organizzazioni umanitarie nell’ambito dell’istruzione, con seminari teorici e laboratori metodologici intensivi.

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VestAndPage, Plantain, 2015

«Mi aspetto che questo diventi un laboratorio di sperimentazione sui linguaggi digitali anche a emergenza finita. Il Castello, per sua natura, è uno spazio di significati che paradossalmente si accordano benissimo con quello che stiamo cercando di fare adesso. Quello di Rocca Sinibalda poi, con il valore aggiunto della sua natura ibrida e zoomorfa, potrebbe diventare il contenitore perfetto di altre esperienze del genere, in futuro. Quello che adesso voglio fare è mettere in acqua la barca e vedere non solo se galleggia, ma se prende il vento. Stressare al massimo il dispositivo, insieme ai geniali artisti che si sono lasciati coinvolgere in quest’avventura, durante le giornate calde della residenza, per capire cosa ne potrebbe scaturire in termini di nuove idee e aspetti imprevedibili, e naturalmente documentare tutto il processo.» Francesca Fini 

Endecameron 20 Digital Edition | 17-26 luglio 2020

Castello di Rocca Sinibalda (Rieti)

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