GIACOMO BRINI, RIAPERTURE PHOTOFESTIVAL FERRARA 2021

Inaugura il 10 settembre 2021 a Ferrara la V edizione di Riaperture PhotoFestival Ferrara sotto la voce di Ideale. L’evento, posticipato a seguito del protrarsi dell’emergenza sanitaria, si presenta quest’anno ancora più ricco di appuntamenti e novità, a partire dalle date di apertura che verranno raddoppiate, passando dai consueti 2 fine settimana a 4, posticipando dunque la chiusura al 3 ottobre 2021.

Convinto che la ripartenza non possa prescindere dagli eventi culturali e che per questo sia indispensabile tornare a proporsi al pubblico con un festival fisico da vivere, amare e condividere con più persone possibili, in cui guardare storie e scoprire luoghi noti e inediti di Ferrara, il Presidente di Riaperture APS Giacomo Brini parla in questa intervista del suo rapporto con la fotografia e della genesi e degli sviluppi di un festival che vuole aprire alla riflessione sul grande tema dell’immagine contemporanea, ma che allo stesso tempo si propone come esercizio di rigenerazione urbana.

©Giacomo Brini

©Giacomo Brini

Francesca Interlenghi: Vorrei partire dall’inizio e chiederti quando ti sei avvicinato alla fotografia e che tipo di percorso hai fatto. E’ stato un incontro casuale quello con l’universo delle immagini?

Giacomo Brini: Faccio fotografie da quando avevo 17 anni, per passione e da autodidatta. Analogico, camera oscura, giornate in camera oscura a dire il vero, tutto da solo. Solo dopo è arrivato il digitale. È l’unica cosa che sento mia. Non so se é l’unica cosa che so fare, ma certamente è l’unica che sento mia. In casa girava la macchina fotografica, era quella di mio padre che a un certo punto della sua vita l’aveva trasformata più in un soprammobile che in uno strumento per fissare le cose. E così ho iniziato, come tutti credo: la foto con gli amici, piuttosto che quella in vacanza o la gita la domenica. Senza nessuna pretesa però, perché vengo da una famiglia di operai e nessuno avrebbe mai creduto che io potessi coltivare qualche interesse artistico. A dire il vero, nessuno si sarebbe mai nemmeno aspettato che io volessi frequentare l’università, tant’è che quando ho manifestato l’idea mio padre mi ha risposto secco: te la paghi. Allora ho lavorato tutta l’estate e poi tentato il test di ammissione per architettura, senza troppa convinzione. Invece eccomi lì, finito un po’ per caso alla facoltà di architettura.

©Giacomo Brini, Martina Sacchetti, 2020

©Giacomo Brini

Francesca: Dall’architettura alla fotografia. Sembrerebbe un cambio di rotta radicale eppure l’architettura rimane in qualche modo una costante, un elemento sempre in dialogo con le tue immagini. Mi riferisco alla prospettiva da cui cogli quello che ti circonda, da certa armonia delle composizioni, anche quelle corporee. Un rapporto di mutua reciprocità si potrebbe dire.

Giacomo: Fare l’architetto in un grande studio non era quello che desideravo e l’ho capito facendolo. E’ stato poi, dopo cinque anni di quella vita e grazie alla segnalazione di un’amica, che ho iniziato la mia attività di fotografo da A.n.g.e.l.o. Vintage Palace, il celebre negozio a Lugo di Ravenna, che in quel momento stava aprendo il settore on-line. Una bella gavetta! E subito mi sono reso conto che studiare architettura mi aveva formato anche da un punto di vista fotografico. Mi aveva insegnato a vedere le cose in un certo modo, soprattutto mi aveva insegnato ad ampliare la portata del mio orizzonte. Amo fotografare lo spazio e il genere umano e a volte li fondo. Ma da quando sono entrato nel settore fotografo affronto un po’ tutto, senza preclusione di sorta. L’architettura mi ha fatto capire che il mondo non è costruito a compartimenti stagni e quindi quando lavoro con un cliente, qualsiasi esso sia, provo a lavorare a 360° sul concetto di comunicazione legato all’immagine. Con una visione che sia il più completa possibile.

©Giacomo Brini, Palazzo Massari, CavMalta

©Giacomo Brini

Francesca: Poi sei anni fa l’idea di un festival della fotografia, a Ferrara. Da subito molto ambizioso negli intenti. Come nasce Riaperture? E perché?

Giacomo: Innanzitutto perché sono innamorato della mia città, Ferrara, che é fantastica secondo me. E poi perché sentivo il bisogno di riaprire la mente sulla fotografia: una fotografia meditata, pensata, che ti fa uscire dal festival con qualche domanda in più anziché con qualche risposta in più. Ma la parola riaperture è connessa anche a quegli spazi che normalmente non sono accessibili al pubblico ma che grazie al festival vengono restituiti alla città come temporanei spazi espositivi. Si tratta di riscoprire i non-luoghi di Ferrara: la Factory Grisù (ex caserma dei vigili del Fuoco), la Cavallerizza, l’ex Monastero e Chiesa di Santa Caterina Martire (già sede della ex Scuola professionale IPSIA) nonché le Chiese di San Carlo e San Paolo. Secondo me mancava un punto collettivo, pubblico, di riflessione sulla fotografia. E allora ho avuto questo colpo di testa: fare un festival complicatissimo oltre che bellissimo!

©Giacomo Brini, Jessica, 2021

©Giacomo Brini

Francesca: E giusto per parlare di complicazioni anche la scelta di un tema che cambia ogni anno: I Luoghi Comuni, Reale, Futuro, Errante, Ideale come stimoli attraverso i quali leggere questa nostra contemporaneità così frastagliata e restituirla in forma di immagine. Mai univoca. Mai scontata.

Giacomo: L’idea non era quella di dare vita a un festival settoriale, che trattasse per esempio solo il foto giornalismo o la fotografia etica. Volevamo offrire una visione più ampia. Certo, mettere insieme Letizia Battaglia con Oleg Oprisco ci é costato anche qualche critica, ma per noi guida sempre e solo il tema nelle scelte. Quest’anno il concetto di “Ideale”: un esercizio di fantasia, una proiezione immaginifica in tensione verso l’assoluto senza mai raggiungerlo, ma capace di cambiare i passi in percorso. Nella sua apparente inconsistenza, l’ideale è in grado di trasformare tanto la società quanto l’esistenza dei singoli individui.

©Francesco Faraci_Jova Beach Party, 2019

©Francesco Faraci, Jova Beach Party

Francesca: Tanti gli autori anche in questa edizione: a cominciare dal grande maestro Franco Fontana passando per artisti la cui carriera è già consolidata finanche agli emergenti che trovano degno spazio di rappresentazione in questo evento.

Giacomo: Insieme a Fontana quest’anno anche un altro nome importante, quello di Fabio Bucciarelli che porta qui la significativa ricognizione fotografica realizzata in pandemia dal titolo “When Everything Changed. Covid-19: The European Epicenter”. Ma fin dall’inizio il nostro intento è stato quello di accostare fotografi già famosi a fotografi che lo sono di meno, dando a questi ultimi la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico. Penso per esempio a Serena Vittorini che nella prima edizione del nostro concorso si aggiudicò il secondo posto e quest’anno espone al festival tra i big.

When Everything Changed

©Fabio Bucciarelli, When Everything Changed. Covid-19: The European Epicenter

Francesca: Anche quest’anno riproponete il Concorso, ma c’è pure la novità del Circuito OFF. Me ne puoi parlare?

Giacomo: Anche questa edizione non può prescindere dal consueto concorso fotografico. Il vincitore della categoria progetto fotografico si aggiudicherà non solo l’opportunità di esporre i lavori nel percorso ufficiale della V Edizione di Riaperture, ma sarà presente con il proprio lavoro anche a Mantova, all’interno del programma Off 2021 della Biennale della Fotografia Femminile. Inoltre, al circuito ufficiale di mostre si affiancherà la prima edizione dell’OFF RIAPERTURE, un percorso parallelo di 30 progetti fotografici selezionati tra le candidature pervenute tramite call che verranno accolte all’interno di attività ricettive e commerciali del centro storico di Ferrara, per una città che per un mese si vestirà di fotografia.

©Filippo Venturi_Korean Dream

©Filippo Venturi, Korean Dream

Francesca: Per concludere Giacomo, da un punto di vista non propriamente formale ma sostanziale – intendo ciò che sub-stans, che sta sotto e che fonda le cose – cosa vuoi dire alla città con questo festival?

Giacomo: Alla città voglio dire che ci sono degli spazi addormentati che diventano, di conseguenza, dimenticati. Invece bisogna riappropriarsene. La nostra è una rigenerazione urbana dal basso, concreta. Il festival viaggia su due binari distinti ma paralleli. Il primo è quello della cultura fotografica, il secondo è quello della cultura della rigenerazione urbana. Negli ultimi vent’anni si parla tantissimo di questo argomento, si fanno dei tavoli di lavoro bellissimi con dei piani mastodontici che restano però carta morta. Aprire i luoghi chiusi non significa saper o poter decidere cosa ne sarà di quei luoghi, non è compito mio in fondo. Però quando ci sei entrato, ci sei entrato. Resterà per sempre un ricordo, un’affezione, e questa é una operazione in cui io credo fortemente. Dal punto di vista culturale il mio intento é far capire alla città che non esiste solo il circolo fotografico chiuso in sé stesso, non può esaurirsi tutto in quel perimetro stretto. Di fotografia noi viviamo ogni giorno, tutti giorni, e la facciamo in maniera sempre più inconsapevole. Siamo circondati di immagini e non so se sarebbe meglio farne di più o di meno, ma forse servirebbe farne di più pensando di più. Raccontando qualcosa di più. Questa società dell’immagine generalizzata sta un po’ trasformando il concetto di fotografia in una direzione non del tutto corretta, io credo. Quindi portare delle storie, come le definisco io, come quelle che portiamo con gli autori al festival può essere un modo per ripensare alla fotografia come a una forma di conoscenza, di documentazione. E’ realtà, é qualcosa che hai davanti alla macchina fotografica. Può essere una tazzina da caffè o la tua storia, e lì ognuno sceglie. Ma credo che ogni fotografia debba tener dentro un contenuto, un racconto, qualcosa. Ed é questo quello che provo a portare nel festival. Questa convinzione.

©Giacomo Brini

©Giacomo Brini

RIAPERTURE PHOTOFESTIVAL FERRARA 2021 V edizione | IDEALE Ferrara, 10 settembre – 03 ottobre 2021, tutti i venerdì/sabato/domenica 

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