I GIOLIELLI DI ELISABETTA CAROZZI PER IL MUDEC

Sul piano intersecato da molteplici stimoli creativi e culturali ci addentriamo in uno spazio in cui tutto dialoga, perfino gli oggetti, senza che se ne rendano nemmeno conto. Un luogo in cui tutte le sfumature dell’estro e dell’immaginazione trovano nella bellezza la loro comunanza di intenti, nel contesto museale la condivisione di una stessa visione.

“La collaborazione con il Mudec è continuata in occasione della mostra dedicata a Frida Kahlo poiché avevo realizzato una collana che, ispirandosi a questa figura importantissima di donna, portava il suo nome. Ho deciso allora di proporla al design store dove è attualmente esposta insieme ad altri due modelli: Maja e Carmen. E’ un museo che mi piace molto, soprattutto perché lo ritengo vivo. Un luogo dove io posso andare a trovare bellezza e non si tratta solo della bellezza che si capta con gli occhi, parlo proprio della bellezza della testa e del cuore. Poi ho ragionato sul logo, la forma di questa M, e subito la sensazione di qualcosa di giocoso e vivace. Ho pensato sarebbe stato bello vederlo uscire dalle vetrofanie e trasformarlo in un oggetto di vetro borosilicato. Sulla scorta di queste sensazioni sono nati i tre claim: il Mudec ti fa bella, il Mudec fa primavera, il Mudec fa luce e i relativi oggetti rispettivamente a forma di collana, di portafiori e candeliere.”

Oggetti essenziali e stilizzati dietro i quali si cela un lavoro complesso di sintesi e sottrazione. In più solo il colore: il magenta, il giallo, il verde acqua e turchese, i colori istituzionali che evocano la ricchezza e la gioia dello scambio culturale e della contaminazione.

Nato negli anni ’90 quando il Comune acquistò una zona ex industriale dell’Ansaldo con l’intento di progettare un polo multidisciplinare a vocazione multiculturale, il Mudec – Museo delle Culture di Milano si prefigge oggi, in uno scenario molto più articolato rispetto a quello degli inizi, di instaurare un dialogo attorno ai temi della contemporaneità attraverso le arti visive, performative e sonore, il design e il costume. Un sistema di governance innovativa prevede la gestione in partnership, raggiunta mediante la selezione con procedura di evidenza pubblica, tra Comune di Milano e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e la figura professionale di Chiara Savino, responsabile editoriale e bookshop del Sole 24 Ore Cultura, quale referente per il design store, il punto di vendita e di esposizione di oggetti di design italiani e internazionali all’interno del museo.

“Mi hanno molto colpita gli oggetti di Elisabetta” mi dice Chiara Savino. “Innanzitutto perché li trovo estremamente femminili e poi mi è piaciuta la trasparenza, la leggerezza, hanno un richiamo all’arte minimal giapponese pur essendo italianissimi. Qualche tempo fa abbiamo iniziato ad esporre all’interno dello store alcune sue collane e, come con tanti altri designers, anche con lei abbiamo continuato questo dialogo e scambio reciproci. Il nostro logo, pur non essendo semplice a mio avviso, è stato espresso con il suo linguaggio e la sua sensibilità in maniera molto semplice invece. Una M con dei riccioli che guardano in su e che sono degli esempi di equilibrio e di statica ricorrenti nelle creazioni di Elisabetta. La sua interpretazione è davvero suggestiva.”

A conferma di quanto queste forme di vetro si trovino a loro agio negli luoghi deputati all’arte, anche uno spazio espositivo dedicato a due donne in forma di collana, Maja e Tina Modotti, quest’ultima grande esempio di emancipazione femminile oltre che bravissima fotografa, a Reggio Emilia presso Fondazione Palazzo Magnani in occasione della mostra SEX & REVOLUTION! Immaginario, Utopia, Liberazione (1960-1970) che inaugurerà il 20 aprile 2018.

“Voglio certamente continuare a portare la mia creatività all’interno dei musei perché trovo che questo dialogo vicendevole tra design e arte sia molto efficace. E al tempo stesso desidero continuare la mia ricerca sui materiali e conseguire continue migliorie tecniche grazie alla preziosa collaborazione con gli artigiani il cui lavoro fa davvero la differenza.”

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Mudec - Box Special Edition by Elisabetta Carozzi

Foto di Elisabetta Brian 

 

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