AGATA DELLA TORRE, SINTESI E ANTITESI DEL VESTIRE

Spazio e antitesi. Decomposizione e intersezione. Nuove strutture e geometrie. Ordine e futuro. Vocabolario lirico senza pretesa di esaustività che intende stimolare una nuova grammatica della moda interpretando in maniera diversa le categorie del vestire: mutano i rapporti tra le componenti, si smontano e rimontano secondo logiche differenti gli elementi affinché nuove strutture abitative possano accogliere il corpo.

Parla il linguaggio dell’avant-garde Agata Della Torre in questo progetto che ascolta e fa proprio l’eco dell’arte come forma di rappresentazione del nostro tempo, del design e dell’architettura come contenitore magico capace di ricreare luoghi, dimensioni altre, altri stili di vita.

“Questo è un modo per esprimermi ma allo stesso tempo è qualcosa che mi viene naturale fare. Come quando ti piace disegnare o suonare…ecco a me piace tantissimo creare gli abiti con queste forme trasformate e ricercate, con questi tessuti che sembrano volerci dire qualcosa. Quello che mi interessa è superare tutta una serie di limiti, andare oltre le consuetudini e le regole come quelle che riguardano le stagioni, il genere, l’occasione d’uso, e spingermi sempre un po’ oltre creando un messaggio nuovo.”

Un approccio concettuale che si sviluppa prevalentemente nella dialettica bianco – nero, solo poche incursioni nei toni del grigio, e che incontra una vestibilità confortevole frutto di un lavoro molto accurato sulla modellistica. “Perché l’abito deve essere uno spazio di espressività e comfort, perché dobbiamo poterlo portare con noi e deve farci sentire bene.”

Una apertura mentale della quale si fa testimone anche nel suo ruolo di coordinatrice del Diploma accademico in Textile & Fashion presso lo IAAD di Torino. Perché si abbia a demolire i luoghi comuni, i modi di dire, le banalità quotidiane che passano e si diffondono attraverso i social media e la televisione. Perché emerga sempre la necessità di indagarli i fenomeni, per coglierne a fondo l’essenza.

“Nei miei corsi cerco di far capire l’importanza della contaminazione. Un designer non può pensare di agire da solo senza contaminarsi con tutte le forme d’arte, con l’architettura, il design, la letteratura, la scienza, la tecnologia. Un designer deve riuscire a rispecchiare il suo tempo e comunicare con il suo tempo, non può pensare di rimanere isolato e agire solo per tessuti e tagli. Non è solo questo: diventare dei professionisti consapevoli di ciò che si crea e si manda in giro per il mondo è una questione molto più complessa.”

Come elemento di un coro che esalta e accompagna la voce della sua protagonista anche il luogo fisico di Via Cerva 16 a Milano. Una graticola di fili argentati rischiara le ombre d’intorno in questo piccolo flagship store: una danza geometrica nel cuore della città che ricorda quella dei pianeti e la loro rotazione.

“Quando ho cercato un posto dove lavorare ho costruito questo che per me è un posto un po’ magico perché è la proiezione verso l’esterno di come sono io dentro, nel mio intimo. L’ architetto quando lo ha progettato mi ha chiesto cosa mi piacesse e io gli ho risposto senza esitazione: mi piacciono le stelle e mi piace guardare l’universo. Quindi ha cercato di riprodurre un pochino quell’atmosfera lunare, spaziale, dando vita a uno luogo i cui confini paiono sfuggire oltre le pareti e allungarsi verso un’altra dimensione.”

Un altrove che dalla prossima stagione ospiterà non soltanto la linea donna ma anche quella uomo sulla scorta di una spontanea androginia dei capi che incentiva una creatività a tutto tondo, ciclica quasi, in una tensione da cui ogni cosa, proprio perché gravata da una ricerca profonda, esce ridotta ai suoi elementi essenziali.

“La moda per me? E’ questo linguaggio del quale ci serviamo per comunicare. Esprime molto della nostra identità, ci aiuta a far capire chi siamo, dice tantissimo di noi e secondo me nessuno indossa gli abiti a caso. Quando al mattino ci vestiamo sappiamo benissimo cosa scegliere per comunicare qualcosa di noi, ne siamo più o meno consapevoli, ci vogliamo più o meno badare, ma in realtà la moda è uno strumento per dire ciò che siamo e che pensiamo. E credo che questo mio progetto dica tanto di me. Io che faccio fatica a raccontarmi con le parole è proprio attraverso i miei abiti che esprimo quello che sono.”

Desidero ringraziare per la cortese intervista Agata Della Torre – websiteFacebookInstagram

Flagship store Milano, Via Cerva 16 

Foto di Elisabetta Brian 

 

 

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