ALISSA MARCHENKO, OCRA DEI MIEI IERI

Scriveva Gaston Bachelard, ne La poetica dello spazio che: “Chiusi nell’essere, dovremmo sempre uscirne; appena usciti dall’essere, dovremmo rientrarvi. In tal modo nell’essere tutto è circuito, tutto è rigiro, tutto è ritorno, discorso […] tutto è ritornello di strofe senza fine”.

Prenderei a prestito queste parole per introdurre la poetica di Alissa Marchenko (1989, Kyiv), giovane artista di origini ucraine alla quale la galleria BIANCHIZARDIN CONTEMPORARY ART dedica, negli spazi di un appartamento milanese appena ristrutturato e ancora mai abitato, in via Giulio Cesare Procaccini 73, la personale dal titolo Ocra dei miei ieri. Complice l’invito rivolto all’autrice dal collezionista Giulio RaffaeleSilent Art Explorer, che l’ha esortata a liberare le proprie emozioni, ad ascoltarle e dare loro esito formale per mezzo dell’arte. 

Metamorfosi e memoria sono i due assi portanti sui quali si regge e si sviluppa la narrazione. Le opere esposte nascono infatti dalla distruzione di sette sculture realizzate intrecciando fili d’erba e fiori raccolti tra l’Italia, la Polonia e l’Ucraina. Macinate con un mortaio, le sfere diventano polvere che unita all’acqua si trasforma poi in pigmento. Unico e irripetibile, esso diventa materia pittorica utile a dare forma al ricordo delle opere distrutte. I quadri appesi alle pareti, che segnano il ritorno al medium pittorico da parte di questa artista multimediale, si rivelano al contempo come tracce solide dell’esistenza. Cristallizzazioni di momenti passati, che riemergono in altra forma dalle pieghe dei ricordi. 

Una veduta della mostra di Alissa Marchenko, Ocra dei miei ieri, via Giulio Cesare Procaccini 73 Milano, foto Maurangelo Quagliarella, cortesia BIANCHIZARDIN

La scelta di un appartamento per l’esibizione di questi lavori, visibili sino al 9 giugno 2024, diventa pretestuosa a un’esigenza di messa in comune di stati emozionali. Lo spazio dell’intimità da cui nasce la riflessione di Marchenko si dilata come un fluido nell’ambente, creando un’unione osmotica tra i sentimenti suoi e quelli del visitatore. Si genera così un movimento di espansione, una sorta di alterità espansa che prevede la partecipazione dell’altro e in cui lo spettatore è sempre complice, sollecitato a mettersi in cerca di risposte in un continuum tempo – spazio – relazione. 

È il rito quotidiano dell’esistenza che si fa vicenda estetica in questa occasione. La mite condanna di ogni giorno, che ci impone di vivere e morire. Sullo sfondo, l’ineluttabilità del divenire. “Cosa sto facendo oggi, adesso, in questo preciso istante? si domanda l’artista. Sono presente. Sto creando un nuovo ieri in attesa di un domani. Oggi mi fido. So che andrà tutto male, bene, normale. Saremo distrutti, felici, stanchi, tranquilli, pieni di idee e delusioni. Vivremo, moriremo eppure continueremo a vivere”. 

La mostra, accompagnata da un testo critico di Domenico De Chirico, da uno scritto di Raffaele e alcune riflessioni di Marchenko, è la sua prima monografica in Italia. Dopo aver iniziato il proprio percorso presentando la performance “ORIGINE” presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, durante un programma di scambio culturale nel 2020, l’artista ha proseguito nello stesso anno esponendo le sue opere alla prima edizione della Fiera d’Arte REA a Milano. Nel 2021, è stata onorata con il Gran Premio al festival d’arte ARSLATRANS a Cracovia per il suo progetto “NOWhere”. Nel 2022 la decisione di trasferirsi a Milano per sviluppare ulteriormente la carriera di artista visiva.

Una veduta della mostra di Alissa Marchenko, Ocra dei miei ieri, via Giulio Cesare Procaccini 73 Milano, foto Maurangelo Quagliarella, cortesia BIANCHIZARDIN

Cover story: Una veduta della mostra di Alissa Marchenko, Ocra dei miei ieri, via Giulio Cesare Procaccini 73 Milano, foto Maurangelo Quagliarella, cortesia BIANCHIZARDIN

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