MONICA FAGGIANI, QUEL CHE RESTA

La sofferenza e il cambiamento, la dipendenza e il riscatto. Il viaggio di una donna che non si arrende e che dall’apparente prigionia di una dolorosa situazione personale e professionale decide di liberarsi per rincorrere la propria felicità. Non è solo il mobbing vissuto nell’ambiente di lavoro il tema in questione ma anche, e più ampiamente, le “relazioni tossiche” in cui vittima e carnefice sono in qualche modo complici e dalle quali sembra impossibile svincolarsi se non al prezzo di un grande patimento.

Una drammaturgia intima, segnata da una vicenda privata, profonda ma allo stesso tempo ironica, “a un certo punto, mentre scrivevo, mi son detta: ma non mi viene una cosa solo triste, mi viene una cosa anche divertente, ironica, perché io sono così!”, è quella che a partire da domani Monica Faggiani porterà in scena al Teatro Linguaggicreativi di Milano con il titolo “Quel che resta. A proposito di mobbing, shocking e altre amenità.”

“In seguito a un vero e proprio stravolgimento della mia vita ho deciso di scrivere, di raccontare muovendo da me la storia di una donna che vuole essere la donna del suo cambiamento, che vuole riappropriarsi davvero di quello che lei è. Ho sempre scritto racconti e poesie ma più per me, non ho mai pensato di scrivere per il teatro, tanto meno qualcosa che avrei poi rappresentato. Non era nei miei intenti ma è stata come un’urgenza. Sono arrivata a casa una sera e mi sono messa a scrivere e ho scritto per ore cominciando da una immagine, da una cuore, da un centro pulsante e da lì si è irradiato tutto il racconto.”

Attrice, autrice, direttrice organizzativa di Teatro Libero, counselor teatrale e mamma, Monica vive un momento di creatività fervida, un momento di esuberanza che le permette di esprimersi con la stessa efficacia tanto attraverso il ruolo di attrice quanto attraverso quello di scrittrice, manifestazioni uguali e diverse dello stesso estro inventivo.

Nasce così una pièce che tratta il tema dell’amore e del suo significato oggi e che, prendendo a prestito i personaggi che hanno popolato l’infanzia ed eleggendoli a ruolo di archetipi, ne indaga i tòpos ricorrenti. Candy Candy, Heidi e Lady Oscar diventano, con l’ausilio di una buona dose di sarcasmo, strumenti per raccontare al pubblico e con il pubblico tutte le contraddizioni di questo sentimento. Esiste davvero il genere di amore che le fiabe ci propinano? E cosa succede a Biancaneve, a Cenerentola, alla Bella Addormentata dopo il fatidico “e vissero felici e contenti”?

“Io vorrei che con questo spettacolo le persone si chiedessero: ma sono felice? sto bene veramente in quello che faccio? Che si tratti di una relazione d’amore o di un rapporto amicale, che si tratti di lavoro o della situazione famigliare, qualunque sia il contesto bisognerebbe sempre interrogarsi sulla propria felicità. E se, come è successo a me, ci si sente infelici bisogna a quel punto intraprendere un percorso di trasformazione. E’ una domanda fondamentale che però ci poniamo pochissime volte perché siamo troppo presi dalla vita, da quello che ci accade, anche troppo presi dalle nostre gioie e dai nostri dolori per fermarci e domandarci come stiamo veramente.”

Dai cartoni animati passando per il mito di Persefone, la figlia dolce e accondiscendente di Demetra e Zeus che rapita da Ade diventa la regina degli Inferi. La parabola di una donna che rompe gli schemi per farsi donna matura, padrona di sé, in grado di scegliere quello che vuole, capace di emanciparsi dalla figura materna e da tutte quelle relazioni che celano una qualche forma di schiavitù affettiva.

“Racconto una storia di rinascita che è anche la mia. E io adesso, a quarantasei anni, alla domanda se sono felice rispondo di si. Si sono felice! Credo di non averlo mai detto prima. Certo, ci sono ancora tante cose che devo risolvere ma mi sveglio la mattina e sono felice di affrontare la mia giornata, seppur con tutte le stanchezze e le fatiche. Lo faccio con leggerezza anche, mai con superficialità, ma con quella leggerezza di cui parla Calvino nelle sue lezioni americane. Perché bisogna anche essere leggeri e saper sorridere. Ed è così che poi tante cose sono tornate al loro posto.”

Desidero ringraziare per la cortese intervista Monica Faggiani. 

“Quel che resta. A proposito di mobbing, shocking e altre amenità” di e con Monica Faggiani è al Teatro Linguaggicreativi di Milano il 9-10-11 marzo 2018 

Foto di Elisabetta Brian 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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