Nella sua prima personale europea, presentata da The Address Gallery a Milano e Brescia, l’artista australiana esplora il confine tra creazione e dissoluzione, trasformando l’instabilità della materia in linguaggio pittorico.
La pittura come processo di trasformazione, la materia come organismo autonomo, il tempo come forza generativa. La ricerca di Taylah Hasaballah (Melbourne, 1994) mette in discussione l’idea dell’opera d’arte come oggetto compiuto e immutabile, sottraendo progressivamente il processo creativo al controllo dell’artista. Attraverso reazioni chimiche, ossidazioni e sedimentazioni, le sue superfici diventano territori instabili, nei quali la forma emerge dall’interazione tra materia e ambiente. È questa concezione della pittura, sospesa tra intenzionalità e imprevedibilità, a costituire il nucleo di INDICATRIX: Time Leaks / Causes of Extinction Unknown, la prima mostra personale europea dell’artista australiana, presentata da The Address Gallery nelle sedi di Milano e Brescia.

Di origini copto-egiziane, l’artista australiana vive e lavora a Parigi. Prima di dedicarsi all’arte ha studiato Scienze presso la University of Queensland, lavorando successivamente nel settore tecnologico. La formazione pittorica alla National Art School di Sydney ha segnato l’avvio di una pratica interdisciplinare che attraversa pittura, installazione, media digitali e suono, interrogando le relazioni tra sistemi naturali e artificiali, memoria, tempo e trasformazione. Al centro della sua ricerca si colloca il concetto di entropia, intesa non soltanto come principio fisico legato alla dispersione dell’energia e all’irreversibilità dei processi, ma come possibilità di ripensare il rapporto tra creazione e dissoluzione. Se la pittura tradizionale tende a contrastare il deterioramento per garantire la permanenza dell’opera, Hasaballah rovescia questa prospettiva, assumendo l’instabilità come componente strutturale del linguaggio artistico.
L’abbandono progressivo della pittura a olio coincide così con una ridefinizione del ruolo dell’artista, che da produttore esclusivo della forma diventa l’innesco di processi la cui evoluzione non può essere interamente prevista. Metalli, pigmenti in polvere, sali, acidi e sostanze chimiche reagiscono su supporti di lino o poliestere, producendo ossidazioni, cristallizzazioni, sedimentazioni e alterazioni cromatiche. La gravità, l’umidità, la temperatura e persino le irregolarità del pavimento dello studio intervengono nella costruzione dell’immagine, lasciando tracce che sfuggono alla volontà iniziale. Ne derivano superfici che evocano paesaggi geologici, territori corrosi, stratificazioni minerali e organismi in trasformazione. La materia non è più uno strumento passivo, ma un agente capace di modificare continuamente l’identità dell’opera. Il tempo, anziché costituire una dimensione esterna alla pittura, diventa parte integrante del suo processo generativo.

Il titolo INDICATRIX introduce un ulteriore livello di lettura. Il riferimento è all’Indicatore di Tissot, dispositivo cartografico utilizzato per visualizzare le deformazioni che si producono quando una superficie viene proiettata su un’altra. I cerchi originari si trasformano in ellissi, rendendo visibili compressioni, dilatazioni e distorsioni. Trasferito sul piano artistico, questo principio diventa una metafora dell’impossibilità di rappresentare la realtà senza modificarla, mettendo in discussione ogni pretesa di controllo e stabilità.
La mostra si sviluppa in due capitoli complementari, che restituiscono differenti condizioni temporali della materia. Time Leaks, nella sede milanese di via Antonio Porpora 150, riunisce lavori caratterizzati da una temporalità accelerata e precaria. Superfici sensibili alla luce, alterazioni e metamorfosi suggeriscono un tempo che sfugge, incapace di fissarsi in una configurazione definitiva. Tra le opere presentate, Spiral (2026), realizzata con sali, vetro, pigmenti e coloranti su poliestere, introduce una componente ottica che modifica la percezione della superficie. Isotropics (2026), con rame, sali, coloranti e inchiostro su lino, approfondisce invece le possibilità espressive delle reazioni chimiche. Causes of Extinction Unknown, nella sede bresciana di via Felice Cavallotti 5, propone una temporalità più lenta, quasi geologica. Le opere, realizzate tra il 2023 e il 2026, restituiscono processi di sedimentazione e trasformazione nei quali il trascorrere del tempo sembra essersi depositato sulla superficie. Lavori come Moss (2023), Grade (2024), Stacks(2024) e Annihilation of Time (2024) testimoniano una ricerca in cui ossidazione, accumulo e stratificazione producono immagini sospese tra astrazione pittorica e fenomeno naturale.

“Trasportate per 15.000 chilometri attraverso tre oceani in un viaggio durato 162 giorni, le opere in mostra nella sede di Brescia hanno registrato sulla propria superficie le tracce del viaggio e del cambiamento — spiega Riccardo Angossini, fondatore di The Address Gallery. Nella sede di Milano, invece, sono presentati nuovi lavori creati a Parigi nel 2026, ancora nelle prime fasi della loro metamorfosi”.
A collegare i due capitoli interviene inoltre un paesaggio sonoro realizzato da Blu Aloé, artista attivo nell’ambito della techno sperimentale di Colonia. Attraverso sintesi granulare, droni distorti, sintetizzatori modulari e registrazioni a contatto effettuate nello studio del produttore Boris Wilsdorf, il suono traduce in esperienza sensibile le trasformazioni della materia. Campionamenti di metalli, superfici e oggetti arrugginiti generano una dimensione acustica che amplifica la percezione dell’instabilità e della durata.
Il progetto, accompagnato da un testo critico di Eleonora Milani,sarà visibile in entrambe le sedi sino al 10 novembre 2026.

Taylah Hasaballah. INDICATRIX: Time Leaks / Causes of Extinction Unknown
The Address Gallery
Time Leaks, Via Antonio Porpora 150, Milano
24 settembre – 10 novembre 2026
Causes of Extinction Unknown, Via Felice Cavallotti 5, Brescia
26 settembre – 10 novembre 2026
Credits: Taylah Hasaballah. INDICATRIX: Time Leaks / Causes of Extinction Unknown, Installation views at The Address Gallery, Courtesy the gallery & the artist.









