– Quindi perché stiamo parlando?
– Parliamo perché dobbiamo farlo
– In che senso?
– Nel senso che a volte non si parla per arrivare da qualche parte, si parla e basta. Come in arte, non puoi sapere sempre cosa stai cercando, si cerca, si guarda, per rimanere avvolti nell’illusione di una sorpresa pressoché inutile.

Mercoledì 13 maggio, dalle ore 19 alle 21, The Open Box ospita il finissage di Mi piace sparare, un progetto performativo di David Reimondo (Genova, 1973), a cura di Mirco Marino e con il coordinamento di Gaspare Luigi Marcone. Pensata specificamente per lo spazio milanese (via G. B. Pergolesi 6), l’azione prende forma come una conversazione tra due performer, Ottavia Bo e Teresa Natoli, che scrivono direttamente sulle pareti e sul soffitto utilizzando stampanti a getto d’inchiostro portatili, strumenti facilmente manovrabili e simili nella forma a pistole. I dispositivi diventano così un’estensione del corpo e del linguaggio. La parola viene costruita nello spazio e nel tempo, tracciata fisicamente sulla superficie architettonica. Il testo emerge progressivamente attraverso l’interazione tra i corpi delle performer, trasformando l’atto della scrittura in un processo relazionale.

Il percorso artistico di David Raimondo: i cinque capitoli della sua ricerca
Il progetto si inserisce all’interno del più ampio percorso di ricerca di Reimondo, sviluppato negli anni secondo una struttura per “capitoli” che riflette il suo pensiero libero e anti-convenzionale, svincolato da strategie e mode. Dopo gli esordi in campo cinematografico e televisivo, l’artista ha articolato la propria pratica in cinque momenti concettuali, rispettivamente Anima, Cellula, Corpo, Pensiero e Interazione, che costituiscono le tappe di una progressiva evoluzione del suo lavoro. Il primo capitolo, Anime (dal 1997), è caratterizzato da immagini che sembrano corpi in potenza: larve antropomorfe, deformi, immerse quasi sempre in sfumature di blu e intrappolate in sostanze resinose e poliestere. Il riferimento al liquido amniotico è evidente e contribuisce a sottolineare l’imperfezione e la vulnerabilità della materia. I soggetti raffigurati sono spesso autoritratti dell’artista o danzatori ripresi durante sessioni teatrali, come se l’identità fosse colta in uno stato embrionale, ancora in formazione. All’inizio degli anni Duemila prende avvio il capitolo intitolato Cellule. Nella visione di Reimondo si stabilisce un parallelismo: così come le “anime” aspirano a diventare corpo, anche le “cellule” cercano di aggregarsi per generare organismi più complessi. La ricerca segna un passaggio da una dimensione più spirituale e animistica a un’osservazione quasi scientifica (o para-scientifica) della vita microscopica. In questa fase emerge con forza il lato esplorativo della sua ricerca, che collabora con scienziati e biologi per indagare forme e processi della materia vivente. l capitolo successivo, Corpo (Pane), introduce un materiale carico di significati simbolici. Il pane, al tempo stesso corpo cristico e alimento quotidiano, diventa il mezzo attraverso cui l’artista tenta una ricostruzione dell’universo. La pratica della “panificazione” si sviluppa fino a culminare nella mostra realizzata nel 2009 presso la galleria di Gian Enzo Sperone a Sent, un momento che segna anche l’emergere di una nuova trasformazione nel percorso di Reimondo. Da qui si apre infatti il capitolo del Pensiero, che segna il passaggio simbolico dal corpo alla parola: la carne si fa verbo. In questa fase nasce Etimografia, il progetto di fondare una nuova lingua attraverso l’azzeramento dei preconcetti linguistici. L’artista sviluppa nuovi grafemi e fonemi che si moltiplicano progressivamente, articolandosi in diverse tipologie di segni e simboli istintivi, generati quasi spontaneamente nel rapporto tra mano e mente. Questo processo, concepito come un work in progress permanente, prende forma in sculture lignee, composizioni in plastica riciclata realizzate anche con stampanti 3D, installazioni luminose e sonore basate su software progettati appositamente. Al contempo si sviluppa sviluppa anche Cromofonetica, un sistema sperimentale che mette in relazione colore, suono e linguaggio. Partendo da immagini arbitrariamente selezionate dalla storia dell’arte, Reimondo costruisce opere oggettuali sonore in cui l’emissione acustica deriva dalla rigorosa associazione tra sillabe e colori primari.

Interazione: linguaggio, relazione e spazio condiviso
La performance Mi piace sparare apre il quinto capitolo della ricerca dell’artista dedicato al tema dell’ Interazione. Il linguaggio diventa esperienza relazionale, un territorio condiviso e dinamico, uno spazio aperto alla negoziazione che nasce dall’incontro tra chi agisce, chi osserva e l’ambiente che tutto accoglie.
Ph. Credits: Valentino Albini, Filippo Prestinari









