Lupo Borgonovo. Archeologie del presente

Nato a Milano nel 1985, Lupo Borgonovo pone al centro della sua ricerca un interesse costante per la trasformazione della materia e per il modo in cui immagini e oggetti possono essere reinterpretati nel presente. L’artista muove da elementi già esistenti, che seleziona per la loro singolarità formale, come frammenti naturali, beni di uso comune, immagini provenienti da archivi o dalla storia dell’arte, e li sottopone a processi di manipolazione. Ne risultano forme nuove, cariche di significati simbolici e stratificazioni culturali.  

Il tuo lavoro è spesso descritto come una  sorta di “archeologia del presente”. Da dove nasce il tuo interesse per oggetti e immagini pre-esistenti?

Guardo esclusivamente oggetti, di tutte le latitudini e di ogni epoca; le forme che mi interessano sono quelle che si prestano a varie interpretazioni, sono polivalenti. Cerco soprattutto forme che si prestino a essere interpretate dal mio modo di disegnare, è uno scambio a due direzioni: l’immagine esalta la mia tecnica e, nello stesso tempo, la mia tecnica esalta l’immagine. Le immagini degli oggetti che sono alla base della preparazione del disegno sono senza autori, sono le tracce di una storia di un’umanità anonima, ed è in questo flusso che si inserisce il mio lavoro.

Lupo Borgonovo, I/O, 2026, Inchiostro e smalto su carta, misure variabili. Veduta della mostra Signs, presso Architetti Artigiani Anonimi, in collaborazione con Worksonpaper.it, Milano 2026. Ph. Andrea Rossetti

Dal punto di vista dell’esito formale, molte tue opere sembrano reperti di un’epoca lontana e non meglio definita. Quale rapporto intrattieni con la storia dell’arte e che ruolo svolge nell’articolazione della tua poetica?

A diciotto anni, per la tesi al liceo, ho fatto una ricerca sul movimento dell’Arte Povera. Ho incontrato e intervistato a Torino prima Piero Gilardi e, successivamente, Gilberto Zorio, mentre a Milano Luciano Fabro. L’incontro con questi signori mi ha permesso di capire quanto l’artista debba essere capace di trasferire la propria energia nell’opera e nei propri materiali. La storia dell’arte e la storia degli oggetti sono degli spazi che frequento alla ricerca di frammenti o schegge da interpretare e riattivare.

Nella tua pratica convivono disegno e scultura. Come dialogano tra loro questi due linguaggi espressivi?

Ho smesso di fare le sculture nel 2020. Ho realizzato, negli anni, una trentina di fusioni in bronzo, tutti pezzi unici, e altre sperimentazioni con materiali sintetici, per loro natura più effimeri. Quando ho iniziato a disegnare ho smesso di pensare alle sculture; le motivazioni sono da ricercare nella necessità di sviluppare un linguaggio che posso curare dall’inizio alla fine autonomamente e dalla possibilità, usando il disegno, di lavorare quando ne ho voglia. Per tornare alla tua domanda, l’esordio del mio disegnare corrisponde con la fine delle mie sculture.

Un altro aspetto fondante del tuo lavoro è la questione dei materiali. Quali sono i criteri con cui li scegli? E le qualità intrinseche che ti interessano?

È importante che i materiali che utilizzo – carte, inchiostri e smalti – garantiscano una stabilità nel tempo: questo è l’aspetto principale alla base di ogni scelta. Per il resto ci sono i colori, che caratterizzano le varie serie alle quali lavoro; le tinte, oro e nero esclusi, sono sempre vicine ai colori che si possono trovare in natura.

Lupo Borgonovo, M I, 2024, acrilico e filo di cotone su carta, 200 x 97 cm. Veduta della mostra Signs, presso Architetti Artigiani Anonimi, in collaborazione con Worksonpaper.it, Milano 2026. Ph. Andrea Rossetti

L’aspetto rituale e liturgico coinvolge l’intero tuo processo creativo. La reiterazione dei gesti, la pazienza certosina con la quale ti dedichi al segno. La mite condanna di ogni giorno…

Il lavoro è quotidiano e, idealmente, inarrestabile; la ripetizione, o il segno che si ripete, è il risultato di una scoperta fatta nel 2015 su dei piccoli formati, che ho inteso, a un certo punto, come un’unica strada privilegiata. Il segno che ripeto è un’ellisse: potrei vedere i disegni come dei diagrammi degli anni, dei mesi, delle settimane, dei giorni, delle ore, dei minuti, dei secondi. Ma mentre lavoro non ho una percezione temporale, assisto solo, per primo, all’immagine che si srotola sotto ai miei occhi.

L’osservazione della natura, come si traduce nel tuo lavoro? Hai definito alcune tue opere “reliquie sintetiche dell’antropocene”. Ci spieghi il significato?

Se ho usato la definizione che mi ricordi, l’ho fatto molto tempo fa e non saprei darne una spiegazione, molte cose sono cambiate. La natura all’interno del mio lavoro è nella forma che l’uomo ha dato alle cose.

Quali sono le domande che ti preme porre oggi attraverso l’arte?

Il mio lavoro mostra una possibilità di guardare le cose trasformandole; chi partecipa a questo gioco può descriverne gli effetti.

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Cover story: Lupo Borgonovo, DS I, DS II, DS III, 2026, acquaforte, 50 x 50 cm ciascuna. Veduta della mostra Signs, presso Architetti Artigiani Anonimi, in collaborazione con Worksonpaper.it, Milano 2026. Ph. Andrea Rossetti

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