TOLOTTA. LA FORMA DELLA TENEREZZA

Il 20 giugno, dalle 16 alle 19, in occasione della Milano Fashion Week, Fondazione Sozzani apre i propri spazi di via Bovisasca 87 per il debutto di TOLOTTA, progetto creativo indipendente fondato da Francesco Tolotta, che si muove tra abbigliamento, pittura e ricerca visiva. Pensata come un’installazione ibrida che mescola arte e street couture,, La Forma della Tenerezza costruisce un percorso espositivo fatto di dipinti, capi e oggetti che raccontano una dimensione profondamente autobiografica, trasformando memoria personale ed esperienza vissuta in linguaggio visivo.

Come nasce l’idea dell’installazione e cosa significa dare una forma concreta a qualcosa di così intimo e immateriale come la tenerezza?

L’installazione nasce dal desiderio di presentarmi al pubblico non solo come designer o brand di abbigliamento, ma come vero e proprio artista. La pittura ed il disegno son state, sin da bambino, le mie vie di fuga, il punto di ritrovo con il mio IO. Tolotta rappresenta il marchio nel quale unisco questi due mondi, che convivono armoniosamente e si contaminano a vicenda. Riuscire a dare una forma concreta alla tenerezza è un grande passo per l’identità del brand, provando a lasciare un segno nelle persone simile alla pennellata rossa con cui segno opere e capi.

Emerge dal progetto una forte dimensione autobiografica: il Sud Italia, la memoria familiare, l’infanzia, i gesti quotidiani. Che ruolo gioca nella tua poetica?

Tutto. Sono i pilastri che tengono in piedi Tolotta. Sicuramente sono unici e tutti fondamentali perchè sono reali. Prima cercavo ispirazione in qualcosa di surreale e lontano da me. Ho capito che la mia storia, la mia infanzia e tutto quello che mi ha plasmato sono la vera identità di un qualcosa di più grande. Tolotta é il modo più genuino e concreto per rappresentare l’estetica della terra, la tenerezza verso la mia parte infantile, la famiglia o i semplici gesti quotidiani che raccontano chi siamo. Per quanto sia personale, parla della parte intima di ognuno di noi, ecco dove penso che sia la vera forza nella poetica del brand: dai capi ai dipinti, dalle foto alla comunicazione, ogni dettaglio viene valorizzato e mai dato per scontato.

La tua ricerca si muove in un territorio fluido che spazia dalla pittura, all’abbigliamento, fino alla ricerca visiva. Non sembra esserci una gerarchia tra questi linguaggi. E corretto dire che per te il medium è secondario rispetto all’urgenza espressiva?

Corretto. La mia urgenza espressiva e tutti gli stimoli che ho in mente spesso sono così tanto volatili, che l’importanza di dare immediatamente una forma viene prima del come. Per fortuna, in un’ottica creativa o di processo, riesco a dividere le diverse forme di espressione artistica, assegnando ad ognuna il messaggio che meglio ritengo opportuno o più efficace. Quello che mi stimola costantemente è che questi due mondi, nella mia mente, sembravano solo paralleli, ora, ho capito come farli comunicare tra di loro e son sicuro che il risultato finale possa convincere.

TOLOTTA nasce come progetto indipendente. Quanto è importante per te preservare questa libertà creativa rispetto alle logiche più tradizionali del fashion system?

Tolotta è e resterà indipendente, semplicemente perchè credo che la sua forza stia nel porsi come mezzo di comunicazione tra una generazione come la mia e un sistema che, purtroppo, risulta in diversi aspetti ormai vecchio, saturo e con pochi concetti. Le storie, per me son ciò che fanno brillare gli occhi, le sensazioni, la tenerezza, la semplicità, il benessere che immaginiamo pensando a casa nostra o alla nostra famiglia. Mi sembra perfino troppo intimo anche solo da spiegare a parole.

Presentare questo debutto in uno spazio come Fondazione Sozzani, durante Milano Fashion Week, inserisce il tuo lavoro in un dialogo molto preciso tra arte contemporanea e moda. Come vivi questo momento di passaggio da un dimensione di ricerca intima e personale a esposizione pubblica?

Sicuramente mi incuriosisce molto l’effetto che questa occasione avrà sul pubblico. Sarà interessante osservare, anche solo per un istante, le espressioni sui volti delle persone e coglierne le rea-zioni. Per me è come assistere al replay di un film sulla mia vita: conosco il punto da cui sono partito e, guardandomi oggi, ne resto affascinato. A volte è difficile riuscire a mettere davvero a fuoco il valore di ciò che siamo. Se penso a me dieci anni fa, mentre dipingo fino a tarda notte e organizzo le mie prime mostre, provo una profonda tenerezza. E oggi, rivedendomi qui, mi sembra quasi che quel bambino stia finalmente presentando le sue opere in un’occasione monumentale come la Milano Fashion Week. Provo felicità e dolcezza. In fondo, è tutto quello di cui ho bisogno.

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