Francesco De Grandi inaugura la nuova stagione di The Drawing Hall con “Salon Kitty”

È la personale di Francesco De Grandi (Palermo, 1968) ad aprire il programma espositivo 2026 di The Drawing Hall, lo spazio indipendente dedicato al disegno contemporaneo italiano fondato da Walter Carrera, Marco Marcassoli e Andrea Mastrovito. La mostra, dal titolo “Salon Kitty”, a cura di Gabriele Lorenzoni, sarà visitabile sino all’11 luglio. The Drawing Hall continua così a consolidare una ricerca che mette il disegno al centro del dibattito artistico contemporaneo, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio di artisti, curatori e appassionati.

L’esposizione raccoglie leporelli, disegni e interventi realizzati direttamente sulle pareti, opere concepite come processi aperti, temporanei e destinati a mutare o svanire. Ad accompagnare il progetto, una serigrafia in edizione speciale, Fiorellino, realizzata su calendari erotici degli anni Settanta; il Quaderno n.12 – Salon Kitty con una selezione di lavori dell’autore incentrati sulla pratica del disegno e una parte testuale di Lorenzoni; e un’edizione speciale in tiratura limitata, un estratto dall’Atlante di anatomia immaginaria di De Grandi. Anche in questa occasione, per completare l’esperienza di visita, The Drawing Hall insieme a Yanzi Srl presenta il documentario realizzato da Marco Marcassoli, che analizza il lavoro dell’artista sia nel contesto specifico, sia in un’analisi più ampia che coinvolge la sua ricerca.

Francesco De Grandi a The Drawing Hall, Bergamo, foto © Walter Carrera

Salon Kitty prende il titolo dal celebre film di Tinto Brass. Come nasce questo dialogo tra cinema erotico e pratica del disegno, e cosa lha portata a individuare proprio in quel film un riferimento così centrale?

In realtà questo titolo è arrivato quasi per caso, inizialmente avevo pensato un titolo molto lungo che esaminava un po’ tutte le istanze che muovono il mio lavoro, il rapporto fetish col disegnare la sua urgenza ed il suo essere senza filtri, la sua onestà ed il suo potere destrutturante, resistente… Ho detto al curatore che sembrava un titolo di un film della Wertmüller, allora Lorenzoni si è fatto suggestionare dal cinema d’autore italiano degli anni Settanta ed è saltata fuori questa chicca! 

Nel progetto il disegno sembra liberarsi dalla funzione tradizionale di rappresentazione per diventare gesto autonomo, quasi una forma di esperienza fisica. Quando ha iniziato a percepire il disegno in questa dimensione più istintiva e processuale?

In realtà lo si percepisce da bambini ma poi lo si dimentica, ci vogliono anni per ritrovare quella libertà, quelle sensazioni e quella consapevolezza. 

Nel progetto emerge lidea del disegno come pratica intrinsecamente politica, nel senso di linguaggio critico capace di attraversare le strutture del potere, ed erotica. In che modo queste due dimensioni convivono nel suo lavoro?

Le leggi del desiderio. L’autodeterminazione, l’affermazione di sé stessi come corpo sognante e desiderante sono l’atto più intrinsecamente politico che si possa compiere. Io lo attuo attraverso la pratica del disegno. 

In mostra sono presenti interventi realizzati direttamente sulle pareti, opere temporanee pensate per scomparire. Che rapporto ha con lidea di precarietà e con il carattere non permanente dellopera? 

È un atto di libertà, esiste per un momento e poi sparisce , sottraendosi ad ogni tentativo di rendere quel disegno una merce. Esiste solo nell’esperienza fisica dei corpi che erano presenti. Le foto del muro sono una mera e lontana documentazione, solo la presenza ne garantisce l’esistenza. 

Cover story: Francesco De Grandi, Salon Kitty, installation view a The Drawing Hall, Bergamo foto © Walter Carrera

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