MAURO STACCIOLI. LA SCULTURA

segnare, interrogare, attraversare (1971-2016)

Dal 6 giugno al 27 settembre 2026, gli spazi di Forte Stella a Porto Ercole accolgono “Mauro Staccioli. La scultura: segnare, interrogare, attraversare (1971-2016)”, mostra a cura di Francesca Rosi e Caterina Martinelli, promossa dal Comune di Monte Argentario insieme ad Argentario Mobilità & Ambiente e Argentario Turismo, con il contributo scientifico dell’Archivio Mauro Staccioli.

L’esposizione si inserisce in uno dei luoghi più suggestivi del promontorio dell’Argentario, instaurando un dialogo di mutua reciprocità tra le opere dell’artista (Volterra, 1937 – Milano, 2018)e l’architettura rinascimentale della fortezza. L’esposizione mette insieme ventidue lavori tra sculture e disegni, offrendo una sintesi significativa di oltre quarant’anni di ricerca. Quattro grandi installazioni occupano i vertici dei bastioni stellati che sostengono l’imponente struttura esagonale del Forte, mentre nelle sale interne sono collocate le altre opere, disposte secondo un criterio cronologico che accompagna il visitatore attraverso l’evoluzione del linguaggio di Staccioli. Il progetto restituisce con chiarezza il nucleo essenziale della sua poetica. La scultura come strumento attraverso cui leggere il paesaggio e interrogare il rapporto tra individuo, architettura e società.

Mauro Staccioli. La scultura, segnare, interrogare, attraversare (1971-2016), veduta della mostra, Forte Stella, Porto Ercole. Cortesia dell’Archivio Mauro Staccioli

Intellettuale e protagonista del dibattito politico e culturale del suotempo, dopo una fase iniziale dedicata alla pittura e all’incisione, alla fine degli anni Sessanta Staccioli orienta la propria indagineverso la scultura, sviluppando forme essenziali e rigorose, che trovano significato nella relazione con il contesto fisico e umano in cui si inseriscono. La sua attenzione si concentra su materiali grezzi e privi di qualsiasi compiacimento estetico: cemento, pietra, ferro e residui metallici sostituiscono gli elementi tradizionalmente associati alla scultura monumentale. Già nel 1972, nella sua Volterra, realizza una serie di interventi urbani che rivelano la forza innovativa della sua visione. Forme appuntite vengono collocate in luoghi simbolici della città, interrompendo la percezione abituale dello spazio e costringendo il pubblico a confrontarsi con la realtà spesso nascosta dietro la patina della memoria storica e della rappresentazione turistica. Da quel momento la sua attività si sviluppa attraverso numerosi progetti ambientali e installazioni pubbliche, che trasformano la scultura in un’esperienza critica e partecipata.

Negli anni Settanta, protagoniste della sua pratica diventano le celebri “barriere”, strutture che traducono plasticamente le tensioni sociali e politiche dell’epoca. Opere come il Muro realizzato per la Biennale di Venezia del 1978 introducono ostacoli, deviazioni e interruzioni che modificano il comportamento dello spettatore e ne sollecitano una presa di coscienza. In quella occasione, una grande parete di cemento interrompeva il percorso di accesso al Padiglione Italia, imponendo una nuova modalità di attraversamento e riflessione sul rapporto tra arte e pubblico. Senza tralasciare lo spirito critico che la caratterizza, negli anni la grammatica di Staccioli evolve verso forme più aperte. Cerchi, archi e strutture curve iniziano a dialogare con il territorio in modo meno oppositivo e più relazionale. L’idea della soglia e dell’attraversamento sostituisce progressivamente quella dell’ostacolo, trasformando la scultura in un invito a esplorare l’ambiente e a sperimentarne nuove prospettive.

Le opere in ferro, cemento e acciaio corten riunite a Forte Stella testimoniano la transizione da una dimensione di confronto e denuncia a una riflessione sempre più sottile sul rapporto tra forma, spazio e percezione. Accanto ad esse, i disegni rivelano il carattere progettuale e meditativo dell’approccio dell’artista, mostrando come l’intimità del segno su carta e la monumentalità delle installazioni condividano la stessa matrice concettuale. A distanza di tempo, il lavoro di Staccioli conserva intatta la sua capacità di coinvolgere il visitatore, raccontando il legame indissolubile tra arte, luogo e vita.

In copertina: Mauro Staccioli, Volterra 2012, nel suo studio. Ph. Rita Dollemann. Cortesia dell’Archivio Mauro Staccioli

Mauro Staccioli. La scultura, segnare, interrogare, attraversare (1971-2016), veduta della mostra, Forte Stella, Porto Ercole. Cortesia dell’Archivio Mauro Staccioli

MAURO STACCIOLI. SCULPTURE

Marking, Questioning, Crossing (19712016)

From June 6 to September 27, 2026Forte Stella in Porto Ercole (Italy) will host ​“Mauro Staccioli. Sculpture, Marking, Questioning, Crossing (1971–2016)​”, an exhibition curated by Francesca Rosi and Caterina Martinelli. The ​solo show is promoted by the Municipality of Monte Argentario, Argentario Mobilità & Ambiente, and Argentario Turismo, and features scholarly contributions from the Mauro Staccioli Archive.

Set in one of the most evocative locations on the Argentario promontory, the exhibition establishes a dialogue of mutual reciprocity between the artist​’s works and the Renaissance architecture of the fortress. It brings together twenty-two works, including sculptures and drawings, offering a significant synthesis of over forty years of artistic exploration. Four large installations occupy the corners of the star-shaped bastions supporting the fortress’s imposing hexagonal structure. The other works are displayed chronologically in the interior rooms to guide visitors through the evolution of Staccioli​’s artistic language. The project clearly conveys the core of his vision: Sculpture is presented as a tool for interpreting the landscape and exploring the relationship between the individual, architecture, and society.

Mauro Staccioli. Sculpture: Marking, Questioning, Crossing (1971–2016). Installation views at Forte Stella in Porto Ercole. Courtesy of the Mauro Staccioli Archive

An intellectual and a leading figure in the political and cultural debates of his time, Staccioli turned his focus to sculpture in the late 1960s after an early period devoted to painting and printmaking. He developed essential and rigorous forms that derive their meaning from their relationship with the physical and human context in which they are situated. He focuses on raw materials devoid of aesthetic embellishments; concrete, stone, iron, and metal scraps replace the traditional materials associated with monumental sculpture. As early as 1972, in his hometown of Volterra, he created a series of urban interventions that revealed the innovative power of his vision. He placed pointed forms in symbolic locations throughout the city, disrupting the usual perception of space and forcing the public to confront the reality often hidden behind the veneer of historical memory and tourist representation. Since then, his work has evolved through numerous environmental projects and public installations, transforming sculpture into a critical and participatory experience.

In the 1970s, his renowned “barriers​,” structures that visually represented the social and political tensions of the era​, became central to his work. Masterpiece such as The Wall, created for the 1978 Venice Biennale, introduced obstacles, detours, and interruptions that altered viewers’ behavior and prompted a shift in awareness. For that exhibition, a large concrete wall blocked the access route to the Italian Pavilion, forcing visitors to traverse the space in a new way and to reflect on the relationship between art and the public. Without abandoning the critical spirit that defines his work, Staccioli’s artistic language evolved over the years toward more open forms. Circles, arches, and curved structures began to interact with the environment in a less confrontational, more relational manner. The concept of thresholds and crossing gradually replaced that of obstacles, transforming sculptures into invitations to explore environments and experience new perspectives.

The iron, concrete, and Corten steel works gathered at Forte Stella reveal a shift from confrontation and denunciation to subtle reflection on the relationship between form, space, and perception. The drawings ​h​ighlight the design-oriented and meditative nature of the artist’s approach, showing how the intimacy of the mark on paper and the monumentality of the installations share the same conceptual foundation. Even after all this time, Staccioli’s work retains its ability to engage visitors by narrating the indissoluble bond between art, place, and life.

Mauro Staccioli. Sculpture: Marking, Questioning, Crossing (1971–2016). Installation views at Forte Stella in Porto Ercole. Courtesy of the Mauro Staccioli Archive

Cover Story: Mauro Staccioli in his studio, Volterra 2012. Ph. Rita Dollemann. Courtesy of the Mauro Staccioli Archive

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