Si terrà il 9 settembre alle ore 18.00 alla Candy Snake Gallery di Milano il finissage di Mosca cieca, prima personale di Livia Chiffi a cura di Tiziano Tancredi. La mostra si inserisce nel programma della galleria diretta da Andrea Lacarpia, che nella nuova sede di Lambrate (Via degli Orombelli 15) conferma l’approccio del precedente progetto Dimora Artica, impegnandosi nella promozione degli artisti emergenti, con un focus principale dedicato all’individuazione degli autori più interessanti della nuova generazione.
Nata a Gallarate nel 1997, e attiva tra Torino e Lecce, Chiffi approda all’arte tessile dopo un iniziale percorso nell’illustrazione e una laurea in Editoria di Moda conseguita nel 2022 all’Università degli Studi di Milano. Nella sua pratica, l’artista recupera scarti di produzione e stoffe provenienti da mercati o negozi dismessi secondo un processo che lei stessa stessaparagona a uno scavo. Cercare un lacerto significa riportare alla luce una materia che possiede già una sua storia e metterla in relazione con altre. Il cucito diventa così un modo di unire tra loro frammenti utilizzando una tecnica antica per costruire immagini nelle quali esperienza individuale e memoria condivisa si contaminano.

Il suo è un mondo onirico, poetico e surreale, popolato di teatri, sipari, quinte e piccoli palcoscenici decorati, con merletti e perline a creare sovrapposizioni e variazioni cromatiche. Il progetto espositivo raccoglie alcune piccole sculture tessili, oltre a un intervento site-specific di dimensioni più grandi, che insieme costruiscono un percorso intorno alla memoria, all’autobiografia e alla messa in scena, trasformando episodi apparentemente marginali dell’esistenza in dispositivi narrativi nei quali realtà e immaginazione si sovrappongono. La ricerca dell’autrice si muove tra dimensione pubblica e privata e converge in una riflessione sulla possibilità stessa del vedere. Ciò che ritorna può essere identico e, allo stesso tempo, completamente diverso. A cambiare, prima ancora delle cose, è lo sguardo con cui impariamo a riconoscerle. Chiffi prende a prestito il gioco infantile che dà il titolo alla mostra, dove chi è bendato procede affidandosi al tatto cercando gli altri per riconquistare la possibilità di vedere, e trasforma questa dinamica in una metafora dell’esperienza. Un invito a procedere senza la presunzione di possedere interamente ciò che abbiamo davanti, a riconoscere attraverso indizi, a perdere, e perdersi, per poi ritrovarsi.
“In principio c’era una tenda”, scrive il curatore nel testo critico che accompagna l’esposizione. Ed è proprio la tenda ad offrire una possibile chiave d’accesso ai lavori: un elemento che separa senza impedire completamente la visione, una soglia dietro la quale ciò che appartiene alla sfera intima può affiorare e diventare racconto pubblico. In Lido Marini, la tenda è quella della casa di famiglia vicino a Capo di Leuca, luogo legato alle origini salentine dei genitori dell’artista e alle estati trascorse insieme. Rimasta immutata mentre tutto intorno cambiava, diventa il prisma attraverso il quale riaffiorano incontri, relazioni familiari e passaggi tra generazioni. “Dietro e davanti la tenda succedeva di tutto”, racconta Chiffi, come a dire della vita che fluiva nella sua disarmante ineluttabilità. Altrove il ricordo assume forme più ironiche o naïf. Dafne mascherata – teatro affida a una minuscola mosca dalle ali in pizzo Sangallo il ritratto indiretto di un’omonima donna; mentre Tremarella, una scultura a tutto tondo costruitacon merletti e organza, conserva la memoria dell’agitazione provata dall’artista, ancora bambina, durante un test per iniziarepattinaggio agonistico.

Il concetto di metamorfosi trova una sintesi in Le stesse cose ritornano – muta, ultima opera in ordine di realizzazione, installata a soffitto e sostenuta da una lunghissima treccia fatta di tessuti di scarto, lana, merletti, perle di fiume, perle. La scultura appartiene alla serie delle mute, lavori costruiti sulle dimensioni reali della testa dell’artista. Come la pelle abbandonata da alcuni animali durante la crescita, la muta diventa metafora di una trasformazione che non cancella ciò che è stato. Le stesse situazioni possono infatti ripresentarsi ma in virtù del bagaglio di esperienza che nel frattempo abbiamo maturato, chi le vive non è più la stessa persona.
Credits: Livia Chiffi, Mosca cieca, Installation views at Candy Snake Gallery © Mattia Giordano
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Livia Chiffi. Mosca cieca
Candy Snake Gallery | Via degli Orombelli 15, Milano
A cura di Tiziano Tancredi
24 giugno – 9 settembre 2026
Finissage mercoledì 9 settembre ore 18.00









