Bob Miller. L’ultima generazione dell’America rurale

Un’America lontana dalle grandi città e dalla retorica del progresso, dove il futuro si misura ancora in ettari di terra, raccolti, animali e stagioni. È quella che Bob Miller racconta in The Last Generation, progetto fotografico e documentario presentato nell’ambito di A Matter of Taste, quinta edizione di Yeast Photo Festival, in programma a Galatina dall’11 settembre all’8 novembre 2026.

Nato a Glasgow, Kentucky, nel 1986, Miller è fotografo e filmmaker. La sua pratica documentaria lo ha portato a girare una dozzina di Paesi con lo scopo di indagare le questioni sociali contemporanee. Ma The Last Generation nasce da una questione più intima e personale: la morte dei nonni e il conseguente ritorno nel proprio Stato d’origine. È qui che l’artista comincia a osservare la progressiva scomparsa di un mondo che per generazioni ha costruito la propria identità intorno alla terra.

Al centro del progetto c’è la famiglia Allen, che Miller segue e fotografa da anni. Jackie Allen Jr., agricoltore di terza generazione a Bardstown, in Kentucky, ha 67 anni e sa che con ogni probabilità l’attività di famiglia finirà con lui. I suoi discendenti non vedono nell’agricoltura un futuro possibile oppure non hanno le condizioni economiche per subentrare. La sua storia individuale intercetta così una trasformazione molto più ampia del paesaggio rurale statunitense, il cosiddetto hollowing out, lo svuotamento dell’agricoltura di media scala. Le piccole aziende familiari faticano a sopravvivere, schiacciate dall’aumento dei costi e da un sistema economico che rende sempre più difficile trasmettere la terra da una generazione all’altra. Dal 1948 sono scomparse circa quattro milioni di famiglie contadine americane.

©️ Bob Miller The Last Generation JACKRABBIT Bardstown, Kentucky, USA

The Last Generation non è soltanto la cronaca della fine di un modello economico. Miller costruisce un racconto nel quale la dimensione politica e sociale emerge attraverso relazioni, corpi, gesti e rituali quotidiani. Accanto a Jackie c’è infatti la nipote quindicenne Zoey Allen, capace di domare un cavallo, cavalcare senza sella e comprendere gli animali con un istinto che il nonno considera quasi un dono. Potrebbe rappresentare la continuità della famiglia, eppure quando arriverà il momento di raccoglierne l’eredità quella fattoria potrebbe non esistere più. In una delle immagini più emblematiche del progetto, Jackie e Zoey tornano fradici da una battuta di pesca a mano nel fiume Beech Fork. Lei è stretta al suo braccio, lui guarda davanti a sé. È una tradizione familiare, nata per procurarsi il cibo quando il raccolto non era sufficiente. Nello sguardo di Miller, un gesto ordinario assume così un significato più vasto: diventa il frammento visibile di un sapere che rischia di interrompersi. Facile tornare con la mente al grande affresco della povertà e delle migrazioni interne negli Stati Uniti durante la Grande Depressione, raccontato da John Steinbeck in Furore. Ma se la famiglia Joad era costretta ad abbandonare la propria terra e cercare altrove una possibilità di sopravvivenza, Jackie Allen decide di restare. La sua frontiera coincide con la terra stessa, che continua a lavorare sebbene un grave incidente gli abbia lesionato la colonna vertebrale e seppur consapevole di non poter consegnare ai propri figli e nipoti ciò che lui stesso ha ricevuto.

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Bob Miller interverrà al talk dell’opening del festival “A Matter of Survival – Cibo, Territori, Memoria e Futuro”, il 12 settembre alle ore 19 in piazza Galluccio a Galatina.

Cover story: © Bob Miller – Zoey Allen (al centro) si esercita con il lazo mentre i suoi cugini Dalton “Booger Man” Clark e Brendan “Boo” Clark friggono i pesci gatto gialli che hanno pescato quel pomeriggio nel fiume Beech Fork, dietro la loro fattoria.

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