FRANCESCO ARENA, LO STAREC

Viviamo sotto cieli oscuri, e – di uomini ce n’è pochi. Proprio per questo ci sono anche così poche poesie. Le speranze che ho ancora non sono grandi; cerco di tenermi in serbo quanto mi è rimasto. Paul Celan (lettera a Hans Bender, Parigi, 18 maggio 1960)

Dal 7 ottobre, Francesco Arena (Mesagne, 1978) presenta ad Aedicula Raffaella Cortese il nuovo progetto scultoreo Lo Starec. Il piccolo spazio espositivo situato ad Albisola Superiore, sulla riviera ligure di Ponente, si prepara ad accogliere un inedito e poetico lavoro dell’artista, che con l’arte ci porta lì dove siamo più ristretti in noi stessi. E lì realizza la nostra libertà. 

L’opera si sostanzia in un triangolo di rame con un angolo ottuso, che quando è disteso sul lato lungo può restare in piedi in tutta stabilità, mentre se viene sollevato e poggiato sul lato corto necessita di un contrappeso per non cadere, dato che il baricentro è sbilanciato. Il messaggio riportato sul fondo Separato da tutti, è unito a tutti (separated from all, he is united with all) è dunque fruibile solo se qualcuno si prende un impegno nei suoi confronti, correggendo tale distorsione, facendosi carico della sua impermanenza. La frase è una di quelle che Zosima fa sua e trasmette ai fratelli Karamazov, secondo quanto raccontato da Dostoevskij nell’ultimo romanzo da lui scritto. E proprio da queste parole Arena parte per ideare il nuovo progetto site-specific pensato per Aedicula.

γέρων (“geron”) in greco antico ha il significato di “anziano”. Per tradurre questo termine in russo, fu deciso di usare la parola стáрец (“starec”), che faceva riferimento all’antico slavo ecclesiastico starĭtsĭ (“anziano”), a sua volta derivato da starŭ (con il medesimo significato di “vecchio”). In sé γέρων non indicava tanto un dato anagrafico, ma piuttosto intellettivo e spirituale. Soprattutto a partire dal monachesimo cristiano orientale del IV secolo, un ecclesiastico anziano, eremitico, silente nella sua preghiera, concentrato nella professione del portare lo sguardo suo e altrui a Dio, nel momento dell’approccio alla comunità diventava portavoce e insieme confidente, una garanzia di affidamento quasi toccato dallo Spirito Santo.

Questa dimensione del γέρων greco è ciò che viene parafrasato poi in russo. Lo starec (spesso traslitterato in starets) diventa allora la parola usata in Russia per indicare quegli anziani che, all’interno dei monasteri ortodossi, assunsero il ruolo di guide spirituali, padri della fede sempre pronti a indicare la via e a dare consigli. La loro vita è preghiera, eremitismo, ascesi: questa scelta estrema e il credo profondo che li anima si dice dia a loro doni speciali, come avvertire la direzione giusta, poter guarire e alleviare il dolore, saper profetizzare, conoscere l’intimità di chi a loro si avvicina con trasporto. 

L’opera si colloca dentro l’incontro, dentro il mistero dell’incontro, ha bisogno di un interlocutore, lo va cercando.Quando Aedicula viene abitata da una persona che sostiene la scultura (uno starec temporaneo), allora essa può alzarsi e mostrare il messaggio inciso nel suo lato lungo poggiato al suolo (separated from all, he is united with all). Ma per il resto del tempo, insieme al mondo tace anche la scultura, silente custode di un messaggio che senza il visitatore non trova occhi per essere visto e voce per venire dato in pasto al mondo.

Arena è presente anche a Roma, presso la Fondazione Nicola del Roscio, con la nuova mostra dal titolo “Il fulmine governa ogni cosa”. Nel progetto espositivo, visibile sino al 7 dicembre, convergono e si sovrappongono alcuni dei personaggi che nel corso del tempo l’artista ha intercettato o ritrovato in contesti molteplici: da Martin Heidegger a Glenn Gould, da Jacques-Louis David a Cy Twombly, da Paul Engelmann a Ludwig Wittgenstein. Spaziando dalla filosofia alla musica fino all’arte nelle sue più diverse declinazioni, la galleria di personaggi abbraccia tutto il mondo del sapere. E sino al 19 novembre, è tra gli artisti partecipanti alla mostra “E la mia Patria è dove l’erba trema. 45 artisti d’oggi rileggono l’opera di Rocco Scotellaro” presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. A cura di Giuseppe Appella, l’evento si inscrive tra quelli organizzati per celebrare i 100 anni dalla nascita del poeta lucano.

Cover story: Aedicula Raffaella Cortese, Ph. Elia Ariel Diamond

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