TRAFFIC GALLERY

L’arte si apre a contributi diversi, accoglie le spinte dal basso, si interessa ai movimenti di rottura, spazia dalla street art alla fotografia, dalla pittura alla performance fino alla video arte. Quello di Roberto Ratti, fondatore della galleria Traffic Gallery di Bergamo, è un esercizio di ricerca che trova nella scoperta la propria ragione d’essere e che da dieci anni segue rotte inconsuete con l’obiettivo di divulgare e promuovere i linguaggi espressivi che caratterizzano il nostro variegato contemporaneo.

“Il mio approccio con l’arte è avvenuto mentre frequentavo il Politecnico di Milano, dove ho conseguito la laurea in Architettura, grazie al modulo di un corso di progettazione che prevedeva anche la visita a tutte le gallerie private di arte contemporanea di Milano. Lì mi si è aperto un mondo che non conoscevo fatto di tantissime gallerie spesso anche nascoste, dentro le corti. Una sorta di rivelazione che mi aveva particolarmente colpito.”

Segue poi l’esperienza formativa vissuta in occasione del programma Erasmus in una Berlino underground che incentiva l’incontro con la scena dell’arte digitale e della musica elettronica. Un accostarsi all’area creativa della controcultura giovanile le cui influenze determineranno la visione e la scelta dei contenuti artistici della futura galleria.

“Il mio è un percorso un po’ anomalo nel senso che non ho una tradizione familiare radicata nel mondo dell’arte e non ho alle spalle esperienze professionali maturate in altre gallerie. Semplicemente nel 2007, per una serie di coincidenze fortuite, ho avuto la possibilità di aprire uno spazio mio e ho immediatamente colto la palla al balzo. Ero giovane all’epoca, avevo ventisette anni, ero inesperto e forse anche un po’ incosciente, ma a volte l’incoscienza serve a fare delle cose che magari, in maniera razionale, non verrebbe di fare. E adesso che sono cresciuto e maturato guardandomi indietro sono felice di essermi buttato in questa avventura. Mi davano al massimo due o tre anni di vita, ma siamo arrivati al decimo e quindi è già questa una grande soddisfazione!”

La galleria, che ha iniziato il suo percorso proponendo progetti incentrati sull’arte digitale e la video arte con giovani artisti collettivi conosciuti nell’ambito dei festival, ha spaziato poi con il tempo tra diversi autori, da collettivi sinestetici come gli Otolab e di arte-scienza come i BridA, fino agli urban artists Lucamaleonte, Orticanoodles, M-City, Eron, Btoy, passando da Karin Andersen, Christian Rainer e Corpicrudi, “perché quello che a me sempre colpisce di un artista è il come, come fa quello che fa, non tanto il cosa.” E si è aperta poi con il tempo ad altre tipologie espressive come la pittura o la fotografia, tra cui anche quella del celebrato Mustafa Sabbagh e del bravissimo Mattia Zoppellaro, al quale Traffic Gallery dedicherà uno stand monografico alla MIA Photo Fair 2018 di Milano.

“Ho avuto inoltre la possibilità di scoprire il variegato mondo della street art toccando con mano purtroppo la distanza tra questo e il mondo dell’arte ufficiale e rendendomi conto di come spesso l’etichetta di street artist venga utilizzata in una accezione negativa. E’ una differenza questa che secondo me non esiste, basti pensare all’artista Andreco, con il quale io lavoro, che con il suo percorso artistico ha dato proprio sostanza alle mie parole: nato nel mondo della street art viene oggi celebrato anche dal mondo dell’arte ufficiale dimostrando come sia possibile andare al di là della strada.”

All’edizione appena conclusasi di ArteFiera Bologna la galleria ha presentato un progetto monografico dedicato al video artista e regista pugliese Cosimo Terlizzi, insignito proprio in questi giorni da The Videoinsight® Foundation del premio VIDEOINSIGHT® PRIZE 2018 per il lavoro intitolato ‘LA SACRA FAMIGLIA’, esposto fino al 18 Febbraio a Bologna dal Polo Museale dell’Emilia Romagna presso la Ex Chiesa di San Mattia.

Protagonista, durante i giorni della fiera, la sua opera video girata tra il 2001 e il 2008 costituita da otto episodi che l’artista ha voluto contestualizzare nella nativa Bitonto. Una sorta di presa diretta con il reale che narra i cambiamenti di questo piccolo paese della Puglia, non solo quelli ambientali ma anche quelli dei suoi parenti documentati nelle fasi tra la pubertà e l’adolescenza. La macchina da presa interviene sul piano della sfera esistenziale e delle relazioni umane cogliendo i personaggi dentro scene di vita quotidiane: il bagno al mare, il gioco del pallone, il ballo di una ragazzina sopra un tavolo. Sullo sfondo la musica dance, gli edifici abbandonati, l’abbaiare dei cani, un campo sterminato dai contorni di poesia, cifra stilistica di Cosimo Terlizzi. A corollario, nello stand, anche due scatti fotografici estrapolati dallo stesso contesto anche se non direttamente collegati al lavoro video.

“Se mi sento ancora un outsider dopo dieci anni? No, direi di no, perché sono maturato e ho acquisito esperienza e consapevolezza ma, nonostante questo, mi piace ancora fare davvero delle mostre di ricerca, presentare artisti nuovi o semi sconosciuti e lavorare direttamente e personalmente con loro. Questa è la cosa che mi rende oggi maggiormente orgoglioso.”

Desidero ringraziare per la cortese intervista Roberto Ratti, fondatore di Traffic Gallery Via San Tomaso 92 Bergamo – websiteFacebookInstagram

Foto di Barbara Pigazzi 

 

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